Sono tifose del Napoli, seguono i ritiri dal 1988, ecco le 4 lady evergreen

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Sembrano uscite da una pellicola d’altri tempi, qui, in Val di Sole. Dove la luce sfiora i volti con la stessa delicatezza con cui la memoria torna a galla. Nelle loro voci e nei loro sguardi, scrive Il Mattino, si intrecciano i ricordi. Un racconto di una passione azzurra che diventa cornice viva di un quadro che quest’anno compie cento anni. Maglie colorate, orecchini che brillano, bracciali che tintinnano come i loro ricordi e quel cordino degli occhiali con due manine azzurre dà l’idea di un paio di occhi che non si distraggono mai. Luigia porta la sigaretta elettronica al collo come fosse un gioiello, Rosanna sorride con l’eleganza di chi ha attraversato tante stagioni, Maria Rosaria osserva tutto con la calma di chi ha già visto molto, Adele si gode l’atmosfera.

 

Prima si fermano nella hall dell’hotel Gran Vacanze, poi fuori, «se non fa troppo caldo», e intanto ridono della loro età che «ce la portiamo bene, ditelo forte». Sono quattro signore: Rosanna D’Epiro, 80 anni, la sorella Maria Rosaria, 83, la nipote Luigia Peytrignet, 70, l’amica di sempre, Adele Cuccaro, 81. Dal 1963 seguono il Napoli con una fedeltà che sperano di tramandare: chi dallo stadio, chi dal balcone di via Rossini, quando bastava affacciarsi per vedere dentro il Collana. A Dimaro tornano perché «qui il Napoli si vive meglio». E mentre parlano di Bugatti, delle foto conservate come reliquie, sembra di vedere tutta la loro storia passare negli occhi.

 

IL PASSAGGIO DI GENERAZIONI

 

Da anni raggiungono il ritiro sempre allo stesso modo: treno per Trento, poi il trenino che porta a Dimaro. Viaggiano leggere, perché le valigie partono da Napoli e arrivano direttamente in hotel. E perché ormai hanno imparato a dosare le energie. «Gli anni ce li portiamo bene. Ma la salute la preserviamo per i prossimi scudetti del Napoli. Chissà, magari anche per la Champions».

A Dimaro sono una presenza familiare, spesso a bordocampo, anche grazie all’attenzione che la società ha sempre avuto per loro. «Un giorno Edo De Laurentiis venne a trovarci nella casa dove stavamo. Ci cucinò una amatriciana. Molto buona».

E su Conte ricordano: «Parlammo con Edo, gli dicemmo che non ci stava simpatico l’allenatore. Ma sarebbe stato quello giusto. È anche bello», ridono. Rosanna ha giocato a calcio per cinque anni: da ala destra a libero, fino a quando, a 18, dovette fermarsi per una malformazione cardiaca. All’epoca la chiamavano “Bedin”, come il centrocampista dell’Inter indossava la maglia numero 4. Adele invece era lanciatrice di giavellotto, e come Rosanna si allenava con i giocatori del Napoli, tra cui Pesaola Tacchi. Anche a Castel Volturno sono volti noti: lì conoscono bene la loro storia, quella del club Lady Napoli fondato nel 1988, e quell’abbonamento in Tribuna Posillipo che le permette di vivere il presente come fosse eterno. «Un mio alunno mi chiese di venire allo stadio con me. Gli dissi di no: dovevo mantenere una certa credibilità», racconta Rosanna. E le trasferte? «Siamo andate a Verona, Roma e Firenze. Ma vogliamo essere libere di tifare».

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