«I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore», diceva Tuco ne Il buono, il brutto, il cattivo. Di cadute rumorose ne racconta parecchie Clamoroso ai Mondiali, libro di 375 pagine, acquistabile a questo link. Un libro scritto da Matteo Bruschetta, con prefazione di Giuseppe Pastore, dedicato a piccole nazionali che sconfissero le grandi del calcio nel palcoscenico più prestigioso.
Il libro è un viaggio narrativo attraverso cinque continenti e otto epoche diverse. Dai dopolavoristi degli Stati Uniti che nel 1950 umiliarono i maestri inglesi alla Corea del Nord dei “ridolini”, adottata dalla classe operaia di Middlesbrough, fino alla Bulgaria di Hristo Stoičkov, spintasi in semifinale nel 1994.
Il Mondiale diventa un grande archivio sentimentale del Novecento. Dietro le partite compaiono l’immigrazione italiana negli USA, la guerra di Corea, il franchismo e la Transizione spagnola, la caduta del Muro di Berlino. Accanto ai campioni sfilano giornalisti, politici, dirigenti, rivoluzionari e personaggi dimenticati. Perché una partita di calcio, a volte, racconta molto più del suo risultato.
Uno dei capitoli più avvincenti è dedicato alla partita inaugurale di Italia ’90. L’8 giugno, a San Siro, l’Argentina campione del mondo viene battuta 1-0 dal Camerun. È il giorno in cui i Leoni Indomabili irrompono nella storia del calcio, ma è anche l’inizio di un Mondiale nel quale il rapporto tra Maradona, Napoli e il resto d’Italia diventerà uno dei grandi racconti del torneo.
Per capire quel pomeriggio milanese bisogna tornare indietro di qualche mese. Dopo un’estate 1989 turbolenta, da novembre in poi Diego torna a essere Diego: segna sedici gol, il suo record in un campionato italiano, e trascina il Napoli al secondo scudetto. È il punto più alto di una stagione iniziata tra le polemiche e terminata in trionfo. Ma quel successo ha lasciato ferite aperte in altre città, come Milano. Maradona arriva così al Mondiale da campione d’Italia e campione del mondo in carica, ma anche da uomo che ha accumulato avversari e risentimenti.
L’Argentina che si presenta in Italia è lontana da quella del 1986. Nel quadriennio successivo al trionfo in Messico, ha vinto appena sei delle trentuno partite disputate, perdendone dodici. In Copa América ha raccolto un quarto e un terzo posto. Alla vigilia del torneo ha persino attraversato una serie di sette incontri consecutivi senza segnare. Anche fisicamente l’Albiceleste è un ospedale da campo. Maradona torna dall’amichevole contro Israele con l’unghia dell’alluce destro malconcia e deve ricorrere a un tutore in fibra di carbonio per riuscire a giocare.
E poi arriva il Camerun. Il sorteggio del 9 dicembre 1989 ha riservato agli africani il girone con Argentina, Unione Sovietica e Romania. La mano di Bruno Conti ha stabilito l’ordine delle partite: debutto contro i campioni del mondo, a San Siro. Sembra una condanna. Diventerà una consacrazione. L’8 giugno 1990, davanti al pubblico del Meazza, l’Argentina scopre che i Leoni Indomabili non sono arrivati in Italia per fare folklore. Il Camerun corre, pressa, combatte e non mostra alcun timore reverenziale verso il numero 10. Maradona viene circondato, colpito, inseguito, braccato. Gli africani restano prima in dieci, poi addirittura in nove uomini, ma resistono. Il colpo di testa di François Omam-Biyik, aiutato dall’incertezza di Nery Pumpido, decide la partita: Camerun 1, Argentina 0.
È uno dei risultati più della storia della Coppa del Mondo. Per il Camerun è l’inizio della cavalcata che lo porterà fino ai quarti di finale, conclusa al San Paolo di Napoli contro l’Inghilterra. Per l’Argentina, l’inizio di un percorso tormentato che, contro ogni logica, terminerà soltanto nella finale di Roma. Per Maradona, invece, Italia ’90 diventerà qualcosa di ancora più complesso. Il suo Mondiale non sarà brillante come quello del Messico, complice anche una condizione fisica non ottimale. Il libro racconta quei giorni con dovizia di particolari: dai fischi all’inno argentino a Milano e Torino, Firenze e Roma, fino al rispetto di Napoli nel girone eliminatorio e nella famosa semifinale vinta contro l’Italia.
È forse questa la forza delle grandi sorprese raccontate in Clamoroso ai Mondiali: il risultato resta negli almanacchi, ma quello che accade intorno continua a produrre storie. E quella del Camerun del 1990 non è soltanto la favola di undici africani che batterono i campioni del mondo. È anche la storia di un re argentino che aveva conquistato Napoli e che, proprio durante quel Mondiale, avrebbe scoperto quanto fosse difficile appartenere contemporaneamente a una città, a una nazionale e al mondo intero.
Il libro è acquistabile su Amazon, cliccando su questa pagina.
