Conte, come fa dovunque vada ad allenare, mise uno steccato tra sé e il mondo. De Laurentiis accettò il passo indietro intervenendo soltanto in un’occasione, dopo la sconfitta a Bologna, quando il tecnico pensava di lasciare il Napoli: lo convinse ad andare avanti. Allegri – si legge sul quotidiano Il Mattino – ha un approccio differente, non si sente dall’altra parte di una teorica barricata rispetto a un presidente.
Lavora con lui per il club. Non solo con Berlusconi al Milan («Un suggerimento? Si pettini prima di fare le interviste», disse perfino un giorno il Cavaliere), anche gestire il rapporto con Camilli all’Arezzo, Squinzi al Sassuolo, Cellino al Cagliari e i dirigenti della Juve subentrati ad Agnelli è stato difficile ma ha rappresentato anche la migliore scuola. Perché le lezioni di vita sono come gli esami di Eduardo.
