In Premier poche chiacchiere sul mercato! – 1SR

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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Luciano Marangon, ex calciatore, fra le tante, di Napoli, Roma ed Inter. Di seguito, un estratto dell’intervista.

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Abbiamo visto nel caso di Palestra che spesso le chiacchiere le fanno soprattutto i club italiani, mentre quelli inglesi individuano l’obiettivo e chiudono l’operazione in pochissimo tempo.
Hanno i soldi per comprare chi vogliono e quindi non perdono tempo. I club italiani, invece, stanno tutti lì a trattare, a riflettere, a rimandare. Mi sembra che le squadre più importanti siano ferme e, anzi, stiano perdendo proprio quei giocatori sui quali avevano messo gli occhi. Se una società è convinta di un calciatore, deve prenderlo subito, senza trascinare le trattative. Ormai il calcio è in gran parte nelle mani dei procuratori e loro fanno giustamente gli interessi dei propri assistiti.”
Lei ha accennato ai soldi, che sicuramente fanno la differenza. In Italia c’è una trattativa che può sembrare marginale, ma che sta facendo discutere parecchio: quella di Mattia Liberali, ex Milan, che ha scelto il Como invece di restare in rossonero. Come interpreta questa scelta?
Anche qui il discorso è sempre lo stesso: il Como ha una proprietà fortissima dal punto di vista economico ed è probabilmente la società più ricca della Serie A. Oltre ai soldi, però, c’è anche un progetto importante. Il Como non è più la squadra che per tanti anni veniva considerata una realtà minore: oggi è un club ambizioso, con una visione internazionale. Secondo me Liberali ha fatto un’ottima scelta rimanendo in Italia. Il Como ha deciso di prenderlo, ha investito e lo ha portato a casa. Altri club, invece, parlano tanto, riflettono troppo e nel frattempo chi ha le possibilità economiche conclude l’affare. Questo modo di fare sta diventando piuttosto fastidioso.”
È cambiato tutto, quindi?
Sì, è cambiato il calcio. La federazione, dal mio punto di vista, è troppo assente e non detta regole sufficientemente chiare. Così diventa una corsa in cui chi ha più risorse economiche può permettersi praticamente tutto.”

Allargando il discorso, anche il Mondiale sembra aver evidenziato qualche problema. Da una parte sembrano pochi i posti riservati alle nazionali europee, dall’altra alcuni continenti hanno avuto rappresentanze molto numerose. Crede che il sistema di qualificazione andrebbe rivisto?
Sì, anche in questo caso penso che il fattore economico incida molto. La FIFA organizza un Mondiale e vuole coinvolgere tutto il mondo, anche per ragioni di marketing. È normale che partecipino nazionali provenienti da ogni continente. Poi ci sono state belle sorprese, ma alla fine le squadre più forti restano quelle che possono contare su tanti giocatori impegnati nei principali campionati europei. Molti calciatori africani, ad esempio, giocano in Francia, Belgio o negli altri grandi tornei europei e questo ne alza il livello. In generale, però, mi sembra che ormai si guardi più all’aspetto economico che a quello sportivo.”

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