Romelu Lukaku ha un anno di contratto, guadagna otto milioni e mezzo e incide a bilancio per dodici, è reduce da una stagione disgraziata e da un Mondiale gratificante, però al di là dei gol – tre e contano – c’è da considerarne l’utilità in prospettiva. Kevin De Bruyne “scade” pure lui a giugno 2027, cinque di ingaggio netti (e dunque quasi il doppio di costo), un campionato alle spalle in stile-Lukaku, un giretto negli States assai opaco. Si prosegue con il cuore: Lukaku è quello del quarto scudetto, nel quale ha avuto un ruolo; ha una sua personalità assai forte. De Bruyne ha una storia come nessun altro, un talento come nessun altro, una leadership come nessuno altro. E poi c’è l’aspetto tecnico: ad Allegri piacciono entrambi, per funzionalità forse Lukaku gli servirebbe di più alle spalle di Hojlund, ma De Bruyne ne solletica i gusti, perché mettere assieme i Fab Four è idea per chi ama il calcio. Poi c’è il resto, e lo decideranno gli altri: Lukaku ha corteggiatori in Turchia (Fenerbahce e Besiktas), De Bruyne non faticherebbe (o non faticherà a trovarne, volendo).
