Farà le sue valutazioni durante i due ritiri, Max Allegri, ma ovviamente, si può dire già da adesso che il suo Napoli ricomincerà da alcune certezze, da pilastri solidi, Stanislav Lobotka, per esempio. Scrive La Gazzetta dello Sport: “Il play più antico e contemporaneamente moderno di un calcio che non tramonta mai: poi, intorno, la corsa, i muscoli, la ferocia, l’istinto, l’autorevolezza che viene definita leadership. De Bruyne avrà modo di dialogare a Castel di Sangro, nella fase di preparazione che presumibilmente attraverserà, si svelerà ad Allegri ed al Napoli e confesserà se dentro di sé ha le caratteristiche invocate da De Laurentiis per restare indossando “in maniera cosciente e con un senso di appartenenza la nostra maglia”. Ma Allegri dovrà pur intuire cosa è rimasto dell’Anguissa di un tempo, il mediano box to box travolgente, l’incursore che un anno fa si è perso per un accidente che lo ha bloccato per tre mesi e l’ha poi dirottato ai margini del Napoli, con appena 30’ nelle ultime cinque partite. McTominay ha parlato per un biennio intero, l’ha fatto a modo suo, imprimendo il marchio del Mvp allo scudetto con dodici gol (più uno) al suo debutto italiano e poi restando su livelli elevatissimi di rendimento e statistici con altre quattordici reti complessive: nella gerarchie degli intoccabili, a meno di irrinunciabili ed offerte o proposte, McTo ha sempre avuto un ruolo dominante, garanzia per personalità e per statura in questo futuro da protagonista. E a dirigere, chiaramente, Allegri sa di potersi appoggiare sulla consistente intelligenza di Lobotka, ottava stagione con la maglia azzurra, 239 partite che l’eleggono a riferimento inavvicinabile, molto più di un regista, ma l’uomo da prendere a modello e da cui lasciarsi indirizzare in nove mesi in cui Napoli vorrà lasciarsi cullare teneramente tra il campionato e quel che sarà possibile ascoltare della Champions. I Fab Four, chi se non loro?
