Mondiali 2026 . Uruguay/Spagna (0-1) Muslera sbatte fuori Olivera & Company
La squadra di Bielsa chiude nel peggiore dei modi: appena due punti ed eliminazione. Il portiere sostituito dopo la papera che è costata il ko

Non si può giocare senza portiere. L’Uruguay lo ha fatto e adesso torna a casa. Il tremendo Mondiale della Celeste si può spiegare in tanti modi, ma il primo è di sicuro l’utilizzo di Fernando Muslera, che ha regalato un gol in ogni partita condannando la sua squadra all’eliminazione e facendo esplodere la gioia di Capo Verde, seconda nel girone. La Spagna ha giocato una partita di scarsa ispirazione, poco più di un allenamento agonistico, in cui a un certo punto l’obiettivo principale è stato evitare i calcioni degli avversari. De la Fuente ha vinto grazie al gravissimo errore di Muslera su tiro innocuo di Alex Baena e sfiderà nei sedicesimi l’Austria o l’Algeria. Intanto continua la striscia di imbattibilità (33 partite) e di inviolabilità della porta (429’) e per adesso va bene così. Per l’Uruguay arriva invece il momento del processo a Marcelo Bielsa, contestato anche nello stesso spogliatoio per alcune scelte: quella di insistere su Muslera è stata sciocca e decisiva, visto che con lo 0-0 la Celeste avrebbe passato il turno guadagnandosi la sfida contro l’Argentina nei sedicesimi. Ma, al di là dello sciagurato Muslera, i sudamericani hanno fatto davvero troppo poco per meritare di più da questo Mondiale.
Spuntati
In questa gara l’Uruguay ha solo provato ad aggredire la Spagna nel primo quarto d’ora alzando la pressione e mandando Valverde alle spalle di Nuñez. Ma la squadra di Bielsa si era preparata a cambiare rapidamente atteggiamento, così quando aspettava il palleggio della Spagna si piazzava perfino con una linea di sei uomini all’altezza del limite della propria area. Le palle recuperate in avanti sono state comunque quelle più pericolose, come al 27’ quando Valverde ha potuto innescare Nuñez, che ha scelto il colpo di tacco per Araujo sbagliando però la precisione del passaggio. La Spagna, invece, ha impostato la sua classica gara di possesso e controllo. De la Fuente ha cambiato ancora: fuori Pedro Porro e Olmo, dentro Llorente e Merino, con il ritorno al 4-3-3 e alle rotazioni tra i tre centrocampisti, allo scopo di destabilizzare la pressione della Celeste. Che è durata poco. Spesso in fase di costruzione Pedri si è piazzato sulla verticale di Rodri mentre Merino andava a cercare le zolle nelle quali provare a inserirsi senza palla o a dialogare con gli esterni. La prova di Yamal, però, è stato abbastanza deludente: Sanabria l’ha controllato bene e a Lamine sono mancati i guizzi decisivi, anche perché comunque il terzino di Bielsa veniva aiutato da uno o due compagni. A sinistra Baena non ha trovato spazi, anche perché rispetto al solito Cucurella è stato più timido, forse per la necessità di non lasciare troppo spazio alle ripartenze di Canobbio. La Spagna ha sofferto la cattiveria agonistica degli avversari, che hanno impedito un accesso semplice alla loro area e almeno per un tempo hanno provato a costruire con le transizioni. Il confronto nello spogliatoio sudamericano, tra i giocatori che chiedevano di presentare un blocco basso e il tecnico che non voleva snaturarsi, ha prodotto una dignitosa via di mezzo: aggressione e duelli in avanti quando si può, difesa compatta quando si deve. E così l’Uruguay nel primo tempo ha mostrato un volto più in linea con la tradizione, sicuramente diverso dalla versione sciatta delle prime due sfide con Arabia Saudita e Capo Verde. Muslera, invece, ha mostrato lo stesso volto della gara con Capo Verde: quello che il portiere 40enne combina al 42’ è tremendo. Spagna in dieci perché Oyarzabal attende di poter rientrare dopo essere stato curato in campo, Merino riconquista la palla, Llorente crossa in area dove Alex Baena è circondato da quattro avversari, ma riesce a stoppare, a girarsi e a calciare verso la porta: tiro centrale e debole, ma Muslera lo fa passare tra le mani. Il primo tempo dell’Uruguay finisce malissimo, perché Ugarte si fa male e al suo posto Bielsa inserisce De la Cruz.
Delusione e rabbia
A inizio ripresa, con due partite e mezza di ritardo, Bielsa decide di giocare con il portiere e manda in pensione Muslera sostituendolo con Rochet. A questo punto, comunque, l’Uruguay dovrebbe soprattutto segnare ma non riesce ad avvicinarsi con pericolosità all’area di Unai Simon. Bielsa allora aggiunge una punta (Viñas) e toglie un deludente Valverde: l’esclusione del capitano in un momento così delicato dimostra anche lo scollamento nel gruppo. L’Uruguay si dispone con un disperato 4-2-4, che produce ben poco anche quando Rodriguez sostituisce Sanabria con l’arretramento di Araujo. I contenuti tecnici, già mediocri, scemano ulteriormente. Sale la cattiveria nei contrasti (male arginata dal disattento arbitro Elfath), ma non la pericolosità offensiva. Il primo tiro in porta dell’Uruguay, se così si può chiamare, è un cross sbagliato da Olivera a otto minuti dalla fine. Poi De la Cruz ci prova da fuori, ma la Spagna il portiere ce l’ha. E anche in avanti, pur in una serata di scarsa ispirazione generale, sa sempre cosa fare della palla. Così all’improvviso Ferran Torres arriva davanti a Rochet dopo uno scolastico triangolo con Fabian Ruiz, ma colpisce la parte alta della traversa: gol sbagliato. I tanti cross dell’Uruguay non spettinano i difensori della Spagna e l’ultima immagine del Mondiale dei sudamericani è davvero brutta: lo scriteriato Canobbio, che ha picchiato chiunque gli passasse accanto, prende il rosso per una dura entrata su Cubarsì e va quasi allo scontro con l’arbitro. Una conclusione in linea con quanto l’Uruguay ha fatto vedere nelle tre partite. Fonte: Gazzetta
