Tecnologia, Lucaselli (FdI): “Italia diventi produttore di economia tecnologica”

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(Adnkronos) – “Dobbiamo capire quale direzione vogliamo dare all’Italia: se vogliamo che sia un produttore di economia tecnologica e di innovazione o se debba semplicemente rimanere uno Stato che usufruisce delle nuove tecnologie e si limita a regolamentarle. Questo va visto in un’ottica generale, soprattutto europea, perché il problema è italiano ma, più in generale, europeo. Il rischio concreto è quello di rimanere schiacciati tra Stati uniti e Cina, che oggi sono i veri grandi player globali. Dobbiamo comprendere come utilizzare la tecnologia e l’innovazione affinché possano diventare un servizio”. Lo ha detto oggi alla World tech conference a Milano, Ylenja Lucaselli, deputata FdI, commissione Bilancio alla Camera. 

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“Dobbiamo fare in modo che i nostri bilanci non siano più statici – riprende -. Siamo abituati a un’economia in cui la dinamica causa-effetto è molto lenta e i cui impatti si vedono solo nel lungo periodo. Oggi, al contrario, la tecnologia ci offre la possibilità di elaborare previsioni e programmazioni molto più rapide, e noi dobbiamo essere al passo con i tempi, rendendo il bilancio dello Stato uno strumento molto più agile e veloce”, afferma. “Inoltre – continua – dobbiamo comprendere che investire sul capitale umano per fare in modo che nessuno resti indietro. Diventa un fattore determinante, a maggior ragione quando si parla di tecnologia. In caso contrario, l’innovazione rischia di trasformarsi in una grande ingiustizia sociale se non viene resa accessibile a tutti i cittadini – riflette -. Quell’investimento deve essere considerato tale, una risorsa e non una spesa, deve diventare una priorità e non essere confinato, come troppo spesso accade, ai margini dei bilanci dello Stato”. 

Poi si sofferma sull’atteggiamento della politica rispetto al mondo dell’innovazione affermando che al momento è “ancora un passo indietro rispetto a questi temi” perché se “il mondo dell’innovazione ha fatto dieci passi, la politica ne ha compiuto ancora soltanto uno”, afferma. “C’è veramente molto lavoro da fare – dice – sicuramente qualcosa è stato fatto, ma la strada per essere al passo con i tempi è ancora lunga. Ritengo che si debba cambiare innanzitutto l’approccio culturale: non bisogna avere paura delle nuove tecnologie e non dobbiamo pensare esclusivamente all’impatto negativo che queste possono avere, per esempio, sul mondo del lavoro. È necessario, invece, iniziare a ragionare sulle grandi opportunità che queste tecnologie rappresentano, lavorando attivamente su quel fronte”, conclude. 

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