Trump, via libera dalla Corte Suprema: Usa possono respingere migranti prima dell’ingresso

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(Adnkronos) –
Vittoria per Donald Trump. Con i voti favorevoli dei sei giudici conservatori, e quelli contrari delle tre giudici liberal, la Corte Suprema ha affermato che il governo americano può legalmente respingere i richiedenti asilo prima che mettano piede in territorio americano. La sentenza quindi costituisce un punto a favore dell’amministrazione del presidente che potrebbe così reintrodurre la pratica, in vigore in passato, che permette agli agenti di confine di respingere migranti prima che possano fisicamente attraversare la frontiera tra Stati Uniti e Messico, impedendo così loro di fare domanda di asilo. 

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“Nel linguaggio comune, nessuno direbbe che una persona arriva in un luogo, che sia una casa, una città o un Paese, prima che questa persona vi sia entrata fisicamente”, si legge nella sentenza scritta dal giudice Samuel Alito, sostenuta dagli altri cinque giudici conservatori. “L’interpretazione illogica della Corte è guidata quasi interamente dalla concentrazione su un’unica parola ‘in'”, scrive invece nella sentenza del dissenso la giudice Sonia Sotomayor, aggiungendo che “le parole, però, devono essere lette in un contesto”. 

In effetti, il ricorso su cui si è espressa la Corte Suprema è relativo ad un caso avviato nel 2017 da un gruppo per i diritti dei migranti Al Otro Lado per difendere i 13 richiedenti asilo dopo che l’amministrazione Obama nel 2016 aveva iniziato ad adottare in modo informale la pratica per rispondere al sovraffollamento di valichi di confine, in particolare nell’area di San Diego. 

L’amministrazione, secondo la sentenza, può cancellare le protezioni umanitarie temporanea per haitiani e siriani che vivono legalmente negli Stati Uniti. Il provvedimento può aprire la strada alla deportazione a centinaia migliaia di persone fuggite dalla guerra in Siria o dalla violenza di Haiti, e che potrà essere applicata ad oltre un milione di cittadini di 17 Paesi che godevano dello status di protezione quando Trump è tornato alla Casa Bianca. 

Da allora il dipartimento della Sicurezza Interna ha cercato di eliminare la protezione per i cittadini di 13 di questi Paesi, Haiti e Siria in testa, molti dei quali considerati altamente pericolosi dal dipartimento di Stato. Tra questi Venezuala, Honduras, Afghanistan e Nepal. Nella sentenza della maggioranza il giudice Alito ha sostenuto la debolezza legale dell’argomento sostenuto dagli immigrati haitiani, riguardo al fatto che la decisione dell’amministrazione Trump fosse motivata da discriminazione razziale. 

Il Congresso nel 1990 ha creato lo status di protezione temporanea per proteggere immigrati irregolari dalla deportazione in Paesi sconvolti da guerre, disastri naturali e altre crisi straordinarie, permettendo di rimanere negli Usa e lavorare legalmente finoa 18 mesi. Il governo può rinnovare queste protezioni, e lo ha fatto diverse volte per diversi Paesi. E’ su questo punto che si concentrano le critiche di Trump e della sua base: “Ricordatevi questo è uno status temporaneo”, ha detto John Sauer, il solicitor general della Casa Bianca, presentando gli argomenti dell’amministrazione Trump di fronte alla Corte lo scorso aprile. 

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