Il Prof. Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova:”Con il distanziamento, non vedo perché non possano riaprire gli stadi”

A “Si gonfia la rete”, di Raffaele Auriemma, il suo intervento

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Il Prof. Matteo Bassetti, infettivologo:”Virus di rientro? In questo momento c’è un po’ di minestrone. Il report serale mette insieme un po’ di tutto e troppe cose. Il numero giustamente fa spaventare la gente. Non dobbiamo fare l’errore di andare a guardare il dato della positività al tampone. L’indicatore è quanta gente finisce in ospedale. Di queste positività, nella realtà, poche di loro arrivano negli ospedali. O in terapia intensiva. Sicuramente il virus circola, ma anche in maniera meno aggressiva. Con questo non si vuol dire che dobbiamo fare il liberi tutti. Non dobbiamo mollare le misure che abbiamo imparato. La più importante è la distanza. Che non vuol dire stare a 30 metri. Ne basta uno. Tornare alla situazione di marzo? Non credo che ci torneremo. E’ tutto diverso. Il sistema sanitario in Italia ora è più preparato. Gli ospedali hanno i loro posti. Conosciamo meglio la malattia. E la malattia stessa è cambiata, diventando meno grave. Dobbiamo però stare attenti ai focolai di rientro. Persone che sono andate all’estero e poi tornano. Dobbiamo fare grande attenzione. Noi abbiamo fatto tanto, come Paese, per contenere l’epidemia. Abbiamo fatto sacrifici enormi a livello psicologico, economico e sociale. Non possiamo permettere che chi arriva nel nostro Paese, non stia in quarantena. Quelli che arrivano dai Paesi in cui l’epidemia non è controllata. O dove non ci sono dati precisi, devono essere tracciati e devono fare la quarantena. Non dico che bisogna farlo per ripicca. Perché così facevano loro con noi ad aprile. Ma perché non possiamo inficiare il sacrificio con un contagio di ritorno, da chi arriva dall’estero. Nessuno dice che non devono entrare. Ma si devono sottoporre alla quarantena. Ci vuole il buonsenso di chi viene. E la giusta organizzazione da parte nostra. Certo, non venire sarebbe meglio. Annunciare la quarantena, peraltro, potrebbe scoraggiare il viaggio. Il minimo sarebbe almeno fare un tampone. L’OMS dice che il peggio deve ancora venire? Credo che anche loro abbiano sbagliato molte previsioni. Magari mettono le mani avanti. Secondo me, loro dicono che la seconda ondata, per alcuni Paesi, potrebbe essere peggiore della prima. Ma per l’Italia, io credo che, ragionevolmente, non si ripresenterà in maniera così aggressiva. Non dico che non ci saranno casi ospedalizzati. Ma non ci sarà lo tsunami di marzo. Il problema non è il numero dei casi, ma la gravità del caso. Qualcuno ci sarà. L’importante è che i catastrofisti non ci marcino su, dicendo “l’avevamo detto”. La storia di ogni epidemia dice questo. Io prima di essere un infettivologo, sono un cittadino. E preferisco vivere in un Paese allertato, piuttosto che povero. Dobbiamo essere molto attenti quando facciamo delle valutazioni. Diventare il Paese più povero d’Europa, comporta rischi anche maggiori di quelli del coronavirus. Lettera degli scienziati all’OMS sul COVID-19 che si trasmette parlando? Questa è un po’ come il sesso degli angeli. Non è tanto diversa da quello che si dice. Bisogna stare a quel metro di distanza, che all’aria aperta non ci dà problemi. Bisogna dare poche informazioni. Ma corrette. Gli italiani non sono un branco di cretini. Ma molto più intelligenti di quanto si crede. Oggi la malattia è diversa. Ma non si può dare un liberi tutti. Dobbiamo avere ancora cautela. Genoa-Napoli? Vorrei che il Genoa mantenesse la Serie A. Però, in virtù del gemellaggio, spero almeno in un punto. Stadi? Se riaprono i cinema e i teatri, con il distanziamento, non vedo perché non possano riaprire gli stadi. Che, peraltro, sono all’aperto“.
Fonte: Gonfialarete.com
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