Pierpaolo Marino e i suoi acquisti più importanti – Intervista

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Lo storico dirigente del Napoli, Pierpaolo Marino, si racconta ai microfoni del Mattino. Presente nel 1987, quando il Napoli vinse il suo primo scudetto. Presente anche dopo il fallimento, all’inizio dell’era De Laurentiis, per mettere i primi mattoni in un cantiere che poi sarebbe diventato il Napoli di oggi, capace di tornare a sognare e vincere grandi cose. L’ex direttore sportivo del Napoli, si racconta in questo secondo appuntamento dedicato ai 100 anni del Calcio Napoli, che vedranno le proprie celebrazioni al culmine il prossimo 1° agosto, compleanno del club. Con la splendida cornice del Vesuvio sullo sfondo, l’ex Napoli, Udinese, Roma, Avellino e Pescara ricorda i momenti azzurri. Tra le tante fasi attraversate, i momenti più importanti dopo gli acquisti di Francesco Romano ed Ezequiel Lavezzi.

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Di seguito le sue parole:

C’è qualche acquisto al quale è più legato rispetto agli altri?

«Qui devi parlare di Hamsik e di Lavezzi perché sono quelli che ricordano anche le generazioni più giovani, ma l’acquisto di Francesco Romano, nell’anno dello Scudetto nella campagna suppletiva di novembre che completò la squadra dello Scudetto in maniera eccezionale, è quello a cui sono più legato perché fu l’elemento che fece quadrare quella squadra. Mancava proprio un regista come lui. Lo andai a comprare una sera a Trieste dove risiedeva il presidente De Riù della Triestina e lì De Riù invitò a cena me e Marchetti, che era un ex giocatore della Juventus che era il direttore sportivo della Triestina. Finimmo alle due di notte perché non riuscivamo a trovare la quadra dell’operazione. Firmammo i contratti con la data primo novembre io e De Riù, mentre Romano avrebbe dovuto firmare il giorno dopo. Romano faceva i salti di gioia. «Vengo a giocare con Maradona», mi diceva. Firmammo tutto e con questo contratto mi misi in viaggio per Napoli. Arrivai alle 11 del mattino e presi un taxi perché non avevo preso neanche l’autista dato che non volevo spifferi da nessuna parte. Presi il taxi e c’era il radiogiornale. Una delle notizie di apertura era: “clamoroso a Trieste, arrestato il presidente della Triestina De Riù. La guardia di finanza ha fatto un blitz alle 6 del mattino”, e io ero uscito alle 2 dalla sua casa. Mi dispiaceva per De Riù, che si era comportato molto bene con me, ma quel contratto che avevo in mano quanto valeva?».

Ci racconta invece dell’acquisto di Lavezzi?

«Certo, allora non c’era né Youtube e non c’era soprattutto Wyscout che oggi è il supporto con cui anche un direttore sportivo non ha bisogno di muoversi. Cyterszpiler, un mio amico e procuratore di Maradona, ogni settimana, appena si concludeva la giornata del campionato argentino, mi mandava i DVD di tutte le partite e insieme ad Armando Rizzo vedemmo subito Lavezzi. Lui è stato l’unico giocatore della mia carriera che come potenzialità di gamba ricordava, ora dico un’eresia, vaghissimamente Diego. Perché io non ho mai visto giocatori con quella forza nei quadricipiti, proprio come aveva Maradona. E anticipai l’Atalanta che già era lì in Argentina per prenderlo».

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