Ci sono partite che Maurizio Sarri interpreta così: come se fossero mattanze, esecuzioni capitali. Neppure per un decimo di secondo, il tecnico azzurro, al Sant’Elia ha pensato di dire ai suoi di non infierire sull’inerme Cagliari. È stato il suo modo di rispettare Rastelli. Perché la ferocia con cui Sarri e gli azzurri hanno fatto a brandelli i sardi racconta, probabilmente, una storia che parte dal lontano, dalle critiche di questo autunno per i punti persi con le piccole, per le frenate improvvise, per i rimproveri sulle troppe amnesie difensive. Sarri non aveva deciso solo di battere il Cagliari: ma lo voleva umiliare, per l’impressione di essere spietato. Entrando nella storia: solo Reja (nel 2007 a Udine) e Garbutt (nel 1929 a Modena) avevano vinto con un simile divario in trasferta.
Sarri, considerava quella di ieri la partita della verità dopo Lisbona: e allora, qual è la verità? «Abbiamo fatto un gran balzo in avanti sotto il profilo mentale. Lì con il Benfica abbiamo consumato tonnellate di energie nervose, ma pochi giorni sono stati sufficienti per ricaricarci. Temevo questa trasferta, ma torno a Napoli molto soddisfatto». Senza Champions, il Napoli sarebbe più vicino al primo posto? «Qualcosa si lascia in quella manifestazione, perché sotto il profilo delle tensioni sono partite devastanti, da giocare sempre sul filo di rasoio. Ma penso che se siamo dietro alla Juve è per altro…».
Ovvero? «Abbiamo perso Higuain in estate, abbiamo perso Milik a settembre dopo che in un mese aveva segnato sette gol, abbiamo perso per infortunio Albiol che nel nostro gioco ha un ruolo chiave. Insomma, la fortuna non ci ha sorriso, abbiamo pareggiato partite che gridano vendetta».
A Cagliari ha stupito la voglia di stravincere? «Io non voglio mai cali di tensione, bisogna sfruttare tutte le occasioni per chiudere le partite senza mai consentire agli altri di poter rientrare in gioco. Devo ammettere che per novanta minuti non abbiamo concesso nulla. Ed è chiaro che un allenatore non può che essere contento per una simile prestazione».
Una crescita continua? «È la risposta a chi diceva che eravamo in crisi atletica: non abbiamo mai smesso di correre pur giocando con un gran caldo e nonostante i cinque cambi rispetto alla partita di Champions». Perché ha scelto il tridente leggero? «Per due motivi: il terreno di gioco di Cagliari è perfetto e sapevo che avremmo giocato con 18 gradi. A quel punto ho optato per un attacco rapido, snello, scattante».
Un Mertens così è una stella da big europea? «È in una fase di grande maturazione, lo posso spostare di lato o indietro anche di trenta o quaranta metri ma il suo rendimento sarà sempre questo. In tanti, me compreso, lo consideravano capace di dare il massimo solo nei venti-venticinque minuti finali della gara. Ora invece può fare qualsiasi cosa».
Si aspettava un Cagliari così avvilente? «Siamo stati noi a rendere facile una trasferta tra le più difficili: loro avevano prima di noi conquistato 16 punti in 7 gare al Sant’Elia e noi siamo stati bravi ad annullarli. Senza dimenticare che giocare al calcio alle 12,30 resta per me una cosa insana… a quell’ora si può fare tutto tranne che andare a dare calci a un pallone».
Come mai Strinic al posto di Ghoulam? «Tra un mese perderemo l’algerino per la coppa d’Africa: devo inserire Strinic perché toccherà a lui prendere il suo posto. Ho pensato anche a far giocare Maggio, ma fare tre cambi in difesa mi sembrava una esagerazione».
Chi si augura esca oggi dall’urna di Champions? «La squadra che tra due mesi sarà più stanca fisicamente… e poiché questa è una cosa che adesso nessuno sa, non mi auguro nulla di particolare».
Fonte: Il Mattino
