Eljif Elmas ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino, dopo due stagioni indimenticabili in maglia azzurra, tra lo storico scudetto conquistato con Luciano Spalletti e il tricolore vinto sotto la guida di Antonio Conte, il protagonista ripercorre la sua esperienza a Napoli. Nell’intervista racconta il legame speciale con la città e i tifosi, il lavoro con due allenatori che hanno segnato la sua crescita e la sorpresa per l’addio di Conte, lasciando spazio ai ricordi di un’avventura che resterà indelebile nella storia del club. Di seguito, un estratto dell’intervista:
Già, Napoli. Cosa è per lei.«Una città straordinaria, dove i tifosi danno una spinta costante. Una passione che si fa fatica a mettere da parte come se nulla fosse. Riportare lo scudetto dopo un’attesa di 33 anni è stata un’emozione straordinaria. Peraltro al termine di un campionato dominato, dove abbiamo dimostrato di essere una squadra unica. Come in quel 5-1 con la Juventus. Per giorni i tifosi mi offrivano caffè e dolci ovunque. Per come abbiamo trionfato, sembrava quasi una cosa semplice, invece è stato un cammino favoloso, iniziato con quella striscia di vittorie che ci ha fatto subito sentire imbattibili».
Cosa le ha dato Spalletti?«Lui ci chiedeva sempre di giocare, di puntare sulla tecnica, di cercare il pressing, di non gettare mai via la palla e di non accontentarci del gol fatto. Perché bisognava sempre insistere».
E Antonio Conte?«Un altro maestro per me. Per lui non era sufficiente un giorno di lavoro per raggiungere certi risultati. Ripeteva sempre che non ne bastavano neppure due o tre. Diceva che alla base di tutto c’è il lavoro costante e continuo e che non dovevano esserci momenti di pausa, per rilassarsi dopo una vittoria. Quello che si fa ogni giorno porta alla vittoria o alla sconfitta. Ho giocato 44 partite con lui e ne sono fiero. Lui è molto attento alla parte difensiva del lavoro che non coinvolge solo i difensori ma tutta la squadra in campi. Il mister ha dato tanto al Napoli».
Si aspettava che sarebbe andato via?«No, onestamente proprio è stata una sorpresa. Non aveva mai dato questi segnali ed ero certo che alla fine sarebbe rimasto, che avrebbe continuato nel Napoli. Ma anche lui avrà pensato che il suo futuro non era lì, che andava costruito altrove. Come sto facendo io adesso».
