Canè, il napoletano di Rio de Janeiro

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Pianse (anche) il 30 aprile dello scorso anno, quando la Commissione Sport del Comune di Napoli approvò all’unanimità l’ordine del giorno sul conferimento della cittadinanza onoraria in suo onore. La prima stagione con la casacca partenopea terminò con un’amara retrocessione…Ma poi venne il 1965. Ovvero il ritorno in Serie A, gli acquisti di Altafini e Sivori: tra le formazioni più entusiasmanti di sempre nella storia del club azzurro. Le amicizie col ‘Cabezon’, Juliano, Montefusco. E con Carlo Verna, che ha curato la prefazione di questo volume. Ma non è solo una storia di sport. Perché Napoli ti fa scoprire tanto altro. Per poi diventare una questione di vita, soprattutto quando hai conosciuto la donna che sarebbe diventata la madre dei tuoi figli. Quella che decise di raggiungerti a Bari quando lasciasti momentaneamente il capoluogo campano per quello pugliese. Lo sportivo e..l’uomo. Scrive l’autore Adolfo Mollichelli: “E’ schietto e orgoglioso. Non ha mai accettato compromessi e tantomeno le situazioni poco chiare. Quando sotto la gestione di Gallo e Moxedano gli fu preparato un patentito farlocco in modo che potesse sedere in panchina, rifiutò sdegnato. Quel documento contraffatto lo tiene gelosamente custodito in un cassetto”. ‘Faustino Cané, il napoletano di Rio de Janeiro’, è un libro -edito da Cuzzolin- che consigliamo a tutti quegli appassionati che amano shakerare il calcio al folclore e a determinati periodi della storia del tuo Paese. Perché anche lo sport è cultura.

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