Cristiano Ronaldo e il difficile addio dei grandi campioni: tra leggenda, tempo e ricambio generazionale

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Il Corriere dello Sport, nell’editoriale “Fuga, non ruga per la vittoria” di Roberto Beccantini, analizza il rapporto tra i grandi campioni e il momento del ritiro. L’articolo prende come esempio Cristiano Ronaldo, Serena Williams e Silvio Berlusconi. Tutti sono accomunati dal desiderio di continuare a essere protagonisti e dalla difficoltà di accettare una vita lontana dal successo.

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Cristiano Ronaldo, nonostante i suoi 41 anni, continua a giocare e a cercare nuovi traguardi. Beccantini descrive il suo atteggiamento attraverso due frasi: «mi spezzo ma non mi piego» e «mi eliminano ma non mi ritiro». Il campione portoghese vuole dimostrare di poter ancora competere ai massimi livelli.

Per spiegare il valore del calcio, l’autore cita Pier Paolo Pasolini. Secondo lo scrittore, il gol è un momento poetico: «Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti dei “goal”». Ogni rete è un gesto unico e sorprendente. Per questo Ronaldo, con 978 gol, viene considerato uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio.

Beccantini però invita anche a riflettere sul momento dell’addio. Definisce Ronaldo «Sua Narcisità» e lo paragona a Icaro, simbolo di chi vuole arrivare sempre più in alto rischiando di superare il limite. Il giornalista parla di un Sole «più vicino al pennello di Leo Messi che non al suo martello», mettendo a confronto il talento naturale di Messi e la forza costruita con il lavoro da Ronaldo.

L’articolo affronta anche il tema del ricambio generazionale. Il giovane Lamine Yamal viene definito «la ribellione del presente al futuro travestito da passato». Il calciatore spagnolo rappresenta una nuova generazione pronta a prendere il posto dei campioni più esperti.

Beccantini collega questo tema a una riflessione sulla pensione fatta con l’economista Tito Boeri: «Meglio andare in pensione e lasciare spazio ai giovani o non andarci affinché lo Stato, per pagarla, non tolga risorse ai giovani?». La domanda diventa una metafora dello sport: anche i campioni devono capire quando lasciare spazio al futuro.

Secondo l’autore, «le uscite di scena sono spesso laboriose, dolorose, boriose». Il problema non è solo esterno, ma riguarda soprattutto l’orgoglio del campione, definito «Egosistema». Come esempio positivo viene citato Michel Platini, che lasciò il calcio con il saluto «Merci beaucoup et au revoir». Diversamente, Pietro Mennea e Diego Armando Maradona ebbero un rapporto più difficile con il passare del tempo.

Nella parte finale dell’articolo vengono ricordate le polemiche su Cristiano Ronaldo e sulle indiscrezioni riguardanti Jorge Jesus come allenatore del Portogallo. Beccantini sostiene che la discussione sia «guerra fra due ragioni, per quanto sembri disputa tra un torto e una ragione».

Ronaldo e Serena Williams vengono definiti «totem» dello sport mondiale. Tuttavia, l’autore evidenzia un paradosso: «oggi, però, “la” soluzione è diventata “il” problema». La loro presenza continua può ridurre lo spazio per i giovani, come dimostra il caso delle «panchine di Gonçalo Ramos».

L’articolo termina con la frase «I musei che camminano creano ingorghi di nostalgia». Con il titolo «Fuga, non ruga», Beccantini vuole dire che i grandi campioni dovrebbero scegliere il momento giusto per ritirarsi. Una scelta intelligente permette di conservare la propria leggenda senza lasciare che il tempo ne rovini l’immagine.

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