Ai, Bagnasco (Sparkle): “Sfruttare quella prodotta dagli altri per restare al passo”

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(Adnkronos) – “L’intelligenza artificiale ha bisogno di tre grandi elementi: energia, acqua e connettività globale. Ora, se l’acqua è una risorsa che viene gestita a livello locale e l’energia è una combinazione tra elemento locale e globale per quanto riguarda il recupero delle fonti, la connettività internazionale è, invece, un elemento puramente globale. Non è dunque sufficiente una prospettiva nazionale o regionale. È indispensabile un approccio globale. Qui risiede la complessità dei sistemi dei Paesi che dobbiamo attraversare per realizzare i grandi progetti, una sfida che oggi non è ancora molto visibile ma che comporta costi elevati”. Così Enrico Bagnasco, presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo e ad di Sparkle, intervenendo alla conferenza internazionale ‘Geopolitica, tecnologie e sicurezza: sfide e prospettive per l’Italia’, organizzata a Roma da Med-Or Italian Foundation in collaborazione con la Luiss School of Government e parte delle attività del progetto di ricerca ‘Geopolitica, tecnologie e sicurezza nel Mediterraneo. Evoluzione e sfide alla sicurezza globale nel Mediterraneo Allargato, tra competizione geopolitica e rivoluzione tecnologica. Quali prospettive per l’Italia?’, sviluppato nell’ambito del bando ‘Geopolitica e tecnologia’, promosso dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Csf.  

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“Continuo a pensare che, di fronte a livelli di fatturato delle Big Tech che superano l’intero Pil europeo, forse la nostra partita consiste nel capire come utilizzare l’intelligenza prodotta da altri – ha proseguito -. Dobbiamo, quantomeno, arrivare prima degli altri nell’applicazione. È chiaro che dobbiamo dotarci della nostra infrastruttura ma nel frattempo, mentre la costruiamo, dobbiamo usare quella esistente, altrimenti accumuleremo un ritardo incolmabile”. In qualità di presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo Bagnasco si è soffermato sui rapporti tra l’Italia e il continente africano sottolineando che “emergono due dati molto interessanti: da un lato, l’industria italiana lavora da sempre con queste regioni del mondo, come testimonia la longevità di Confindustria Assafrica e Mediterraneo, attiva ormai da 46 anni. Nonostante il periodo di complessità geopolitica e i conflitti presenti nella regione, l’export italiano continua a crescere, raggiungendo circa 15 miliardi di euro con un incremento del 4% su base annua”. 

 

“Per l’imprenditore italiano questo è un dato estremamente significativo: pur in contesti complicati, continuiamo a crescere, portando prodotti, sistemi e soluzioni di valore riconosciute – ha evidenziato – La qualità della relazione si è evoluta, passando dalla semplice fornitura di beni e infrastrutture a un vero e proprio ruolo di partnership. È un approccio che prevede il trasferimento di know-how in loco, per dotare quei Paesi di una capacità autonoma di manutenzione ed evoluzione. Un segno di forte maturità nella relazione tra le imprese italiane e le esigenze di un continente, quello africano, che continua a vedere nell’Italia un partner strategico”. 

Non è mancata una riflessione sull’impatto del Piano Mattei sulla crescita industriale del Marocco, che si sta affermando come prima potenza industriale dell’Africa. “Il Piano Mattei, oltre a essere stata un’intuizione brillante per dare un nome e un sistema a un’esigenza presente ma poco focalizzata – ha detto Bagnasco -, ha dimostrato che fornire un quadro organico e una continuità nelle relazioni premia. Si tratta di rapporti che vanno sviluppati nel medio periodo e che non possono essere risolti rapidamente. Ritengo che i risultati che stiamo vedendo, e che continueremo a vedere nei prossimi mesi, proietteranno questo framework ben oltre l’orizzonte attuale. Credo che la stabilizzazione e la crescita di questa relazione, fondata su una consapevolezza reciproca e paritetica, siano destinate a durare ben oltre il breve periodo”, ha concluso. 

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