“Putin mi deve incontrare o sarà rivolta”, il messaggio virale dell’ex soldato: nuovo Prigozhin o bluff?

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(Adnkronos) –
Un ex soldato russo chiede un confronto con Vladimir Putin per svelare al presidente “la verità” su quello che succede nell’esercito. I video di Aleksandr Lunin, noto per la sua attività sui social, nelle ultime ore sono diventati un caso con un boom di visualizzazioni. Lunin ha chiesto un incontro con Putin al Cremlino, un faccia a faccia pubblico e trasmesso in diretta televisiva. La sua richiesta, formalizzata sui social, ha raccolto 11 milioni di visualizzazioni in meno di 24 ore. Nei post Lunin minaccia “conseguenze molto gravi”, come l’ammutinamento, con “le forze militari che useranno le loro armi contro la presidenza”, se tale colloquio non verrà concesso. 

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Lunin si propone di spiegare al presidente “tutta la verità su quello che sta accadendo nel nostro Paese in questo momento”, a partire da “decine, centinaia, migliaia” di soldati che “stanno marcendo nelle celle sotterranee, torturati e costretti a subire abusi” “per essersi rifiutati di seguire ordini stupidi e suicidi” o di consegnare il loro denaro ai comandanti. “Vengono infine azzerati, iscritti nelle liste dei dispersi”. 

Rende noto anche di aver deciso di registrare il video dopo essere stato avvicinato da tre uomini, del ministero della Difesa e degli Interni, in un’auto nera, che gli hanno chiesto di trasmettere il messaggio al Presidente, dopo aver visto un suo precedente messaggio sempre questo mese. 

 

Alexander Lunin è originario di Voronezh. Secondo la ricostruzione di Meduza e Mediazona, ha 39 anni, ha preso parte alla guerra contro l’Ucraina, nella 150esima divisione motorizzata dei fucilieri dell’8 armata combinata delle Guardie, ed è stato ferito. Ha riportato diversi traumi e problemi anche psicologici. Secondo il sito di informazioni Agentsvo, nel 2023 ha cambiato il suo cognome in Lunin da Pustovalov. Dal 2019 è stato coinvolto in diverse operazioni di combattimento, in varie zone di conflitto, aggiunge il canale Telegram Ne zhi Khoroshie. Ha avuto il grado di ‘mladshiy serzhant’, sergente inferiore. 

Nel dicembre del 2022 è entrato nel battaglione di volontari ‘Sudaplatov’ che era stato creato proprio in quel momento dalle autorità filo russe di Melitopol, nel sud est dell’Ucraina. E’ arrivato a comandare un plotone di ricognizione. Ha ricevuto addestramento come operatore di mortaio e artiglieria. E ha trascorso molto tempo sul fronte del Kursk, dove è stato ferito. 

E’ stato costretto a lasciare il distaccamento Bars nel 2025, dopo aver pubblicato un video in cui descriveva come due soldati erano stati inviati in missione senza fucili. L’ex militare riceve una pensione. Da marzo ha pubblicato più di 700 video, che militari al fronte gli inviano, sul suo canale Instagram. Video che ora vuole mostrare al Presidente Putin. 

Lunin assicura in un secondo video che non sta bluffando. Se succede qualcosa, a lui o alla sua famiglia, “sarà il segnale perché l’azione inizi”, sarà il via libera per “un tritacarne” in Russia. “Io sto trasmettendo un messaggio, niente di più. Non sono il leader di una ribellione. Si sono rivolti a me per una semplice ragione: perché non posso essere preso”, ha scrive, riferendosi forse al precedente tentativo di denunciare i problemi delle forze armate a Putin effettuato da Evgheny Prigozhin, morto in un incidente aereo pochi mesi dopo il suo tentativo di ammutinamento. In seguito Lunin ha fatto marcia indietro, con un terzo video in cui spiega di non avere nulla contro Putin: l’obiettivo sarebbero i blogger pro guerra. La reazione del Cremlino è algida: ha ricevuto notizia delle richieste di Lunin ma non ha ancora visto i video, ha reso noto il portavoce, Dmitry Peskov. “Ci hanno detto che esiste un appello, ma non abbiamo ancora avuto la possibilità di vederlo. Ma a giudicare da quello che si dice, è un wording strano, dobbiamo vederlo prima di commentare”. 

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