Oggi su Radio CRC nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto il direttore sportivo Pietro Lo Monaco.
Questo un estratto delle sue dichiarazioni:
“Io non ho niente contro Adani, ma se sei un professionista e vai in televisione a parlare di calcio per cui vieni pagato devi vendere professionalità e competenza. Se provi a chiudere gli occhi e ascolti solo quello che dice e capisci un po’ di calcio ti rendi conto che il 70 o l’80% sono fesserie. Purtroppo oggi viviamo in un mondo dove c’è un sistema dove l’apparenza prevale sulla sostanza. Quindi, bisogna dare questo tipo di prodotto alla gente. Mi ricorda la storia di Masaniello che voleva fare la guerra all’Impero Austro-Ungarico. Adani mi sembra faccia solo polpette.
Adani me lo ritrovai al Brescia quando fui assunto come amministratore delegato della squadra lombarda. A quei tempi mi ritrovai una squadra retrocessa in Serie B con tanti giocatori sul piede di guerra. Mandai via il capitano Di Paola e Adani era in scadenza di contratto. Me lo ritrovai in squadra. Ad un certo punto gli dissi che i giocatori in scadenza di contratto con me non giocavano mai, quindi gli avrei rinnovato il contratto per poi rivenderlo bene.
Alla fine Adani firmò il rinnovo e lo vendetti alla Fiorentina di Pontello per 7 miliardi delle vecchie lire. In seguito dalla Fiorentina lui andò addirittura all’Inter. Il suo lo faceva, era applicato al suo lavoro e riusciva nelle sue giocate. Chi ritiene di sé molto più di quello che è, gioca con una sicurezza diversa. Lui era uno che pensava di avere un valore diverso rispetto a quello che aveva. Noi eravamo anche il paese per eccellenza nel settore dei difensori centrali.
Parlo con cognizione di causa poiché sono stato quattro anni nel consiglio federale: chi decide tutto è il consiglio federale che è composto dalle squadre di Serie A, di Serie B, dalle squadre di Serie C, dal mondo dei dilettanti, degli allenatori, dai calciatori e dal mondo arbitrale che non ha diritto al voto, anche se partecipa alle riunione. Chi decide veramente in questo bailamme ed è decisivo nei discorsi sono le squadre di Serie A. Il problema del calcio italiano non è la nazionale come dicono molti, ma il sistema poiché quasi tutte le squadre di Serie A sono indebitate fino al collo, la Serie B non regge, la Serie C non può mai durare poiché ha la paga del soldato semplice, nel mondo dei dilettanti ci sono un milione e 500 mila calciatori e si vede di tutto e di più. In poche parole: il sistema sta andando a rotoli! Di contro poi ti tocca leggere che quest’anno le società sportive dei club di Serie A hanno pagato 249 milioni di euro ai procuratori.
Il nostro è un problema di sistema poiché le società sportive della Serie A ragionano sempre in funzione di se stesse e del proprio interesse personale e non nell’interesse del calcio. Quando si parla del confronto con l’Inghilterra dobbiamo ricordarci che loro mantengono la Serie A, la Serie B, la Serie C dove ci sono persino squadre che hanno lo stadio di proprietà e la Serie D.
Fin quando il sistema si riunisce in tutte le sue componenti come il consiglio federale, si guardano in faccia, fanno un’analisi del nostro mondo, mettendo i puntini sulle i e cominciano a ribaltare le cose, non cambierà mai niente. Non è un problema di uomini, io non contesto Malagò, contesto il fatto che Malagò non è nelle condizioni di decidere niente in prima persona poiché tutto deve passare attraverso il consiglio federale. Il Presidente della FIGC conta poco, Gravina non contava nulla nelle decisione del consiglio.
Quindi, se è rimasto tutto inalterato e il consiglio federale è stato confermato in blocco, mi dite cosa cambia? Manderanno il nuovo allenatore della nazionale in bocca ai leoni e il nome in bocca alla gente così avremo di che parlare, ma non cambierà niente. Prima si parla di Maldini, poi di Mancini, poi di Conte e così staremo a posto. Ma il calcio è un’altra cosa, il sistema è un’altra cosa. Così facendo siamo destinati a scoppiare.
L’ultima è stata un’altra elezione bulgara. Il 70% dei votanti è a favore di Malagò. Questo è un segnale chiarissimo, vuol dire che sono tutti d’accordo che non deve cambiare niente e non cambierà niente. Voglio dire a De Laurentiis che il problema non è il campionato a 18 squadre, ma deve fare lui da capofila affinché cambino le cose.
Buttare tutto il discorso addosso alla politica è riduttivo. Il fatto che la politica stia tentando di prendere possesso del gioco del calcio è davanti agli occhi di tutti. Nel mondo del calcio non è mai stato permesso alla politica di entrare. Anzi, sono state fatte le guerre. Il povero Filippo Raciti ci ha rimesso la vita e lo Stadio del Catania è stato chiuso.
A quel punto io esasperato in assemblea nel consiglio di Lega dissi che la politica non deve entrare nel calcio e in quel caso si stava permettendo alla politica di entrare a piedi pari perché bisognava dare una lezione. Il Presidente della Lega di allora mi disse: “Incassi sempre, lo capisco si o no che devono dare l’esempio e il Catania deve retrocedere?”. A quel punto risposi: “Se il Catania deve retrocedere, non deve venire neanche più ad una sola assemblea ed io non vengo più ai consigli di Lega perché non mi riconosco in questo modo di fare”. Già allora c’è stato un tentativo della politica di prendere possesso del calcio, ma fino ad allora i poteri si sono sempre isolati. Il calcio è la terza forza economica presente in Italia, è normale che tutti vogliano metterci le mani sopra.
Nella nostra Italia i due motori che danno più visibilità sono la politica e il calcio, quindi è normale che la politica voglia entrare a piedi pari nel mondo del calcio. L’attuale Ministro Abodi voleva entrare nel calcio in passato e i commenti furono aspri. Ora Abodi è ministro. È un attacco che è normale che ci sia e mi auguro che Malagò riesca con il supporto di tutti a mettere i paletti, i puntini sulle i e a dividere le cose. Io non mi rifaccio all’uomo, ma a chi evidentemente ha il potere di fare le cose che è il consiglio federale. Serve la presa di coscienza di tutti affinché cambino le cose in tutti sensi. Ai procuratori metti un freno se fai delle normative interne in cui non devi avere la pretesa di accettare soldi da loro.
Le cose le cambi, se internamente diventi forte, ma se sei schiavo dei procuratori devi mettere le regole in chiaro. Il Procuratore deve gestire gli interessi del calciatore solo in sede contrattuale, tutte le altre cose no. Ci sono professionisti per fare altre cose. Quando i calciatori e i procuratori incassano l’80% degli introiti dei club di Serie A, portano via i soldi dal sistema che si impoverisce sempre di più. Il calcio così va in rovina”.
