Il racconto è di stupore ma anche portato avanti con un sorriso amaro da Zampaglione, perché quella richiesta partita nell’ambito di un progetto storico-editoriale rischia di diventare un incidente diplomatico senza necessità.
«Quando ho visto la pec mi è venuto da sorridere. Ho immediatamente avvertito l’amico avvocato Erich Grimaldi e con lui abbiamo predisposto memoria per contestare le tesi del club nerazzurro. L’Internaples non ha nulla a che vedere con l’Inter e questa iniziativa era proprio destinata a questo fine». L’interesse di Zampaglione è raccontare e svelare il calcio napoletano di inizio ‘900. Quello che per lui è una questione di famiglia: «Nel mio libro ho recuperato documenti ufficiali lasciati qua e là dal mio bisnonno Luigi Salsi. Fu un ingegnere ma diede a Napoli tanto anche in termini di sport. Oltre ad aver dato vita, nella sua breve esperienza da giornalista, anche alla prima rivista sportiva del Sud Italia. Insieme con altre persone, Salsi fondò nel 1905 il Naples FC. E poi nel 1908 creò la “Coppa Salsi” che fu la prima competizione calcistica campana della storia. C’era anche nell’agosto del 1926 quando il regime fascista chiese all’allora presidente Ascarelli di portare a termine la fusione delle due realtà calcistiche in città da cui poi nacque il Napoli di oggi (il nome inglese non era visto di buon occhio). Il marchio da noi registrato non richiama Milano, non richiama l’Inter, i suoi colori, i simboli o le identità nerazzurre. Richiama una sola cosa, le origini del calcio napoletano. Che nell’anno del centenario vanno celebrate». Una questione di memoria, identità, cultura. Salvaguardando anche il suffisso latino “inter” (presente già in una trentina di marchi dai fini più disparati) da pressioni milanesi. In caso contrario, anche Inter-net stesso sarebbe in pericolo.
