Feci sul pavimento e immagine sacra danneggiata, in quattro in fuga dopo aver profanato chiesa a Roma

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(Adnkronos) – L’olio santo rovesciato a terra, la tovaglia dell’altare imbrattata con un pennarello, feci sul pavimento e un’immagine sacra danneggiata. Ancora una chiesa profanata a Roma, dopo le feci lanciate a settembre scorso contro gli affreschi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e quelle trovate sull’altare della parrocchia San Nicola di Bari a Ostia, due mesi più tardi. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, ieri pomeriggio in quattro si sono intrufolati nella parrocchia San Paolo della Croce, in via Poggio Verde, in zona Portuense, per mettere a segno un piano ‘rovinato’ dall’irruzione del viceparroco, allertato dai rumori. Sul posto, impegnati nelle indagini, gli agenti della Polizia Scientifica. Per consentire i rilievi, la chiesa è stata chiusa.  

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“Non è un fatto casuale – avverte all’Adnkronos il teologo esorcista padre Giacobbe Elia – Siamo di fronte a un atto premeditato, evidentemente voluto. Anche l’essersi espressi in più modi, rovesciando l’olio, danneggiando un quadro della Madonna e defecando in terra, è un atto verso Gesù e la nostra religione”. Esclusa, da padre Giacobbe Elia, l’ipotesi dell’atto vandalico ad opera di giovanissimi.  

“I ragazzini possono fare una bravata – spiega – ma non si va in chiesa per soddisfare il desiderio di trasgressione. Queste cose, come quando in Vaticano un uomo fece irruzione nella Basilica di San Pietro e urinò sull’altare, non è un raptus, se vogliamo essere onesti. Mi preoccupano molto queste cose, evidentemente siamo di fronte a uno scontro di civiltà che, sebbene in molti non vogliano vedere, è in atto. Quando si muovono dei processi storici, vanno avanti per forza propria, al di là della consapevolezza di chi vi assiste. E’ il tempo che scorre e noi non lo decodifichiamo, non lo comprendiamo. C’é una frase di Sant’Agostino che dice: ‘Quando ci lamentiamo dei tempi, in realtà siamo noi a rendere brutti quei tempi'”. (di Silvia Mancinelli) 

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