Vira Sarri, l’uomo a cui il club aveva pensato di affidare gli oneri e gli onori dell’eredità di Conte e della gloria del Centenario, e virano anche Aurelio e Manna. Il ds non ha mai chiuso le altre piste, da manuale del mestiere, né smesso di lavorare sugli altri profili ritenuti ideali per il salto nel futuro. Magari anche pescando dal passato, sagome e volti noti agli occhi azzurri del Napoli. Uomini che in
passato, ognuno a suo modo, hanno già sfiorato la panchina del Maradona. Per la verità Massimiliano Allegri ha addirittura giocato al San Paolo: è stato un giocatore di un altro Napoli, uno dei peggiori della storia e non per colpa sua (1997-1998, arrivò a dicembre mentre il gruppo già colava a picco). Poi, storia famosa, l’estate scorsa è stato a un palmo dalla panchina: aveva già la stilo tra le mani per firmare, avrebbe sostituito Conte, ma Antonio decise di difendere lo scudetto e lui tornò al Milan. Dove oggi vive una situazione di attesa, a tratti tesa: tutto sarà più chiaro lunedì, dopo l’ultima di campionato. E ancora, Vincenzo Italiano. Un allenatore che De Laurentiis apprezza sin dalla sua prima vittoria al Maradona: da pilota dello Spezia, nel 2021. Aurelio andò a fargli i complimenti negli spogliatoi e lo raccontò. Gli entrò nella mente e da allora non è mai più uscito: un flirt senza sbocchi che dura da cinque anni. E Vincenzo, siciliano passionale, dopo aver battuto il Napoli con la Fiorentina l’ha fatto anche con il Bologna una decina di giorni fa. A proposito, Italiano è legato al suo club fino al 2027 mentre il rinnovo del contratto di Allegri con il Milan fino al 2028 sarà automatico con la Champions. Tecnicamente è così. E poi si vedrà. Fonte CdS
