La “paura” fa 91…! In un possente ricordo – estasi e tormento, tutt’uno – c’è la sintesi d’un pensiero spettinato, il sospetto di stracciare i fotogrammi dalla memoria: e rivedendo se stesso, dunque la (sua) Grande Bellezza, Maurizio Sarri s’è però anche confrontato con quel tempo, l’ha riattraversato, ha ripensato allo scudetto (del 2018) rimasto nell’albergo o chissenefrega dove, cosa importa dei dettagli. Però quella è anche la sintesi di un’idea fascinosa, ricominciare proprio da quell’istante e ripartire – nelle inevitabili diversità da quel calcio e da quella empatia, dalla fusione collettiva che trasformò il suo Napoli e la sua Napoli in un giardino dei sogni incantati. Il volano di questa tentazione che ormai da un bel po’ – dal giorno in cui Conte ha “concesso” che partisse il casting – l’ha afferrato alla gola è la possibilità di una nuova sublimazione, di un incantesimo che spera non si sia mai rotto, perché la fusione, l’empatia, e la speranza che quel senso di allegria così potente si rigeneri. Ma un sì contiene non solo le suggestioni e le emozioni di quelle stagioni neanche poi così vicine. Il Napoli da plasmare a propria immagine e somiglianza (4-3-3 e nel caso 4-3-1-2) a Sarri piace, e chi di calcio vive non ha bisogno di studiarselo: c’è il talento prepotente delle mezze ali, la visione profonda d’un regista che ammira, la struttura difensiva rassicurante, gli esterni offensivi che illuminano e un centravanti cinico e multiuso. Lo si legge su La Gazzetta dello Sport.
E poi c’è il mercato più recente da rivalutare, quel Rafa Marin che con il Villarreal ha avuto modo di apprezzare – e nel caso si potrebbe chiedere a Pepe Reina – e un Lang che già con il Psv rientrava tra le sue ali di riferimento. Sarri sa cosa possa offrirgli il Napoli che Conte gli lascerebbe in eredità e sa che De Laurentiis non gli negherebbe interventi oculati ma comunque “straordinari”. Perché da quando si separarono, ADL e il Comandante, vero ch’è rimasta una sottile forma di gelo, ma quella frattura anche rovinosa e polemica non ha mai generato giudizi velenosi, né dall’una e né dall’altra parte. Anzi, in privato e pure in pubblico, né De Laurentiis e né Sarri hanno nascosto la reciproca stima per le altrui capacità. Poi, le paure, pure quelle che fanno 91, si riescono sempre a domare, a dominare, ad esorcizzare. C’è un Palazzo che ancora li aspetta assieme…
