Calcio estero, gli Hearts a un passo dalla gloria in Scozia!

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Domani alle 13:30, al Celtic Park, la Scozia calcistica potrebbe veder crollare un duopolio che dura da 40 anni.

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Celtic- Hearts non sarà una semplice partita

A 90 minuti dalla fine di un viaggio incredibile, i sognatori di Edimburgo hanno a disposizione due risultati su tre. Un finale reso possibile anche dal mercoledì sera appena trascorso, quando al minuto 99, sul 2-2 contro il Motherwell, un calcio di rigore concesso dal VAR è stato trasformato dall’ex Leicester Kelechi Iheanacho, fissando il risultato sul 3-2.

Per capire la portata dell’impresa, bisogna comprendere la Scottish Premiership

Uno dei tornei più particolari e spietati d’Europa. Il campionato non ti permette di aspettare: si sviluppa inizialmente su una stagione regolare di 33 giornate, dove le 12 squadre si affrontano tre volte ciascuna con un calendario asimmetrico. Dove capita una squadra che su 3, gioca 2 volte in casa o 2 volte in trasferta.

Dopo il torneo si spacca letteralmente in due, azzerando i calendari aperti ma conservando tutti i punti accumulati fino a quel momento. Da un lato il Championship Group, dove le prime sei si sfidano tra loro per il titolo e per i piazzamenti europei. Dall’altro il Relegation Group. Le ultime sei combattono per la sopravvivenza. L’ultima retrocede direttamente in Championship, la penultima affronta lo spareggio contro le squadre di seconda divisione.

Questo sistema a imbuto crea una tensione costante. Gli Hearts, guidati dal 54enne Derek McInnes, si sono presi la vetta della classifica a ottobre e da allora hanno saputo gestire la pressione di questo spietato formato.

Quello che si gioca domani è un match storico

Dal 1986 a oggi, il campionato scozzese è stato una questione privata di Glasgow: 22 titoli per il Celtic (vincitore di 13 delle ultime 14 stagioni) e 18 per i Rangers con l’incredibile parità nel palmarès complessivo: 55 scudetti a testa.

Per trovare l’ultimo successo di una squadra “terza”, bisogna riavvolgere il nastro fino al biennio 1984-1985, quando a dominare era l’Aberdeen di un giovane, e non ancora “Sir”, Alex Ferguson (nel 1983 andò invece al Dundee United). Oggi, dopo oltre 40 anni di totale egemonia di Glasgow, la corsa degli Hearts rappresenta una clamorosa ventata d’aria fresca per un movimento calcistico che si prepara anche a partecipare ai prossimi Mondiali a 48 squadre.

Gli Hearts si giocano un titolo che manca dal 1960, con lo spettro del 1986, quando proprio all’ultima giornata bastava un pareggio per vincere il titolo e arrivò una sconfitta per 2-0 che regalò lo Scudetto al Celtic.

 I numeri del miracolo parlano chiaro:

Spese di mercato: Solo 5 milioni investiti l’estate scorsa a fronte di 28 incassati.

Monte ingaggi: Da 4 a 5 volte inferiore rispetto a Celtic e Rangers.

Scouting mirato: Acquisti a basso costo o a parametro zero

Il 25 giugno 2025 Bloom è salito al 29% delle quote azionarie (il massimo consentito dalle norme UEFA sulle multiproprietà) e aveva profetizzato: “Vinceremo il campionato, non passerà molto. E ci qualificheremo in Champions”. La prima parte della promessa è a soli 90 minuti dal diventare realtà. Domani a Glasgow il destino del calcio scozzese è pronto a essere riscritto. Un titolo degli Hearts avrebbe un significato che supera la classifica. Una frattura, dentro un ordine consolidato, che consentirebbe al campionato scozzese di considerarsi ancora competitivo

“We can be heroes, just for one day”, cantava David Bowie, ma in questo caso sarebbe per sempre.

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