Iannone sul caso Rocchi: “Non credo abbia commesso reati”

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Ai microfoni di Napolità, si è gentilmente concesso Antonio Iannone, ex arbitro con numerose presenze in Serie B e Serie C.

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Cosa ha pensato quando ha letto la notizia di Rocchi?

“La 1ª cosa che ho pensato è che il designatore Rocchi, per come lo conosco io, non ha nulla a che vedere con le cose che vengono scritte. Ovviamente c’è un indagine della magistratura in atto, portiamo rispetto, però per me Gianluca Rocchi non ha commesso alcun reato”.

Cosa risponde a chi parla di un caso Calciopoli 2.0?

“Credo che non solo sia un’ipotesi frettolosa, ma anche qualcosa di completamente diverso rispetto a cosa ci ha fatto vedere Calciopoli. Conosco le persone coinvolte in questa situazione, e per come le conosco, non considero i due casi paragonabili”.

Crede che nel mondo arbitrale ci si protegga troppo a vicenda, anche quando non si dovrebbe?

”Ogni organizzazione di lavoro tende a difendersi, in ogni settore merceologico; ritengo che quindi questo possa accadere anche nel mondo del calcio. Dall’altra parte c’è il contraltare cioè quando avvengono le contrapposizioni e accade ciò che stiamo leggendo adesso sui giornali”.

Quando un designatore assegna ad un arbitro una partita delicata, segue solo criteri tecnici o anche fattori politici e mediatici?

”Io conosco solo il criterio meritocratico, dello stato di forma e dell’affidabilità di quell’arbitro per il tipo di partita che deve affrontare. Lo si designa guardando questi aspetti. Il 1º su tutti è sempre il rendimento, guardando le ultime prestazioni arbitrali e i risultati che ha portato a casa”.

Se lei avesse la possibilità di fare concretamente qualcosa, come ridarebbe credibilità al mondo arbitrale?

“Questa è una domanda forte ed importante. La gente pensa che gli arbitri non siano super partes, ma invece non è così. Bisognerebbe rimettere il merito al centro e rendere la comunicazione più trasparente. Io però credo che quest’indagine possa fare chiarezza su una serie di aspetti. Sì, si sono verificate delle situazioni, per opportunità e leggerezza, sempre se venissero dimostrate, ma non c’è stato il dolo. Questo già farebbe riacquistare credibilità agli occhi dei fruitori del prodotto calcistico”.

Se lei potesse cambiare una cosa del sistema arbitrale italiano, cosa cambierebbe?

“La 1ª cosa che mi viene in mente è dare autonomia all’associazione Italiana Arbitri. Rendere l’AIA una società indipendente, anche riconosciuta dal punto di vista giuridico perché ad oggi non è così. Avere una gestione completamente distaccata dalla Federcalcio, potrebbe dare una terz’età maggiore. Chiaramente il tutto va regolamentato e devono esserci degli organi di controllo che supervisionano il lavoro dell’Associazione, per garantire la regolarità delle partite”.

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