Fece sognare lo scudetto ai napoletani mezzo secolo fa, quando Corrado Ferlaino tirò fuori due miliardi di lire e lo prese dal Bologna. Beppe Savoldi, appunto Mister 2 miliardi, se ne è andato con discrezione a fine marzo, ricordato con affetto da tutti quelli che lo avevano conosciuto o ammirato nella sua carriera. Napoli è stata una tappa importante di questa carriera. Un trofeo, la Coppa Italia vinta nel 1976 all’Olimpico contro il Verona, conclusa con la sfilata degli azzurri vestiti con le maglie gialloblù degli avversari. E appunto il sogno scudetto rimasto tale, coltivato in appassionanti domeniche in cui Beppe colpiva i portieri di tutte le squadre, di piede o di testa, perché aveva una elevazione fantastica, costruita quando giocava a pallacanestro prima di dedicarsi al calcio.
Arrivò da Bologna e a Bologna tornò quando chiuse l’esperienza azzurra. Questa è la prima gara tra Napoli e Bologna senza di lui, il primo bomber che si dedicò al marketing, incidendo canzoncine che sono rimaste nella testa (e nel cuore) di chi le ascoltava da bambino allo stadio e in tv. E poi i primi palloni con la sua immagine. Che personaggio, Beppe. E che amore verso Napoli, ribadito anche da telecronista di Sky Sport all’inizio della era De Laurentiis, cominciata con le partite in serie C. Lui era al fianco del telecronista Gianluca Di Marzio, il figlio di Gianni, suo allenatore a Napoli.
Napoli-Bologna senza Savoldi. Ripensando a quel calcio pieno di cuore e di valori.
Fonte: Il Mattino
