Zanoli si “confessa”. Le parole del terzino a “Consapevolezze”
Il periodo al Napoli: «La depressione era entrata nella mia vita»
Le sue confessioni

«Avevo 17 anni quando ho lasciato casa. Era la prima volta. Ho sofferto tanto quella distanza. Non avevo più la mia famiglia e i miei amici, mi mancavano. Non avevo mai vissuto quella sensazione. Ho pianto tanto durante le prime settimane quando, solo in camera, pensavo a loro. Ogni volta che andavo a trovarli, non volevo più tornare a Napoli. Stavo facendo tanti sacrifici per rincorrere quel mio sogno. Ma non avevo la certezza che un giorno lo avrei realizzato. Questa incertezza mi faceva male. Sono stato più forte». Sono parole di dolore quelle che Alessandro Zanoli ha rilasciato ai microfoni di “Consapevolezze”, la rubrica del sito di Gianluca Di Marzio a cura di Nicolò Franceschin.
L’ex terzino del Napoli ha raccontato uno dei momento più difficili della sua carriera, il periodo al Napoli quando non riusciva ad avere continuità sul terreno di gioco: «Ho avuto la fortuna di vivere i primi sei mesi di quella che sarebbe stata poi l’annata dello Scudetto e il calore di una piazza come quella della Samp. Ma ho anche conosciuto il malessere a cui il pallone ti espone e che spesso da fuori non si vede. È iniziato tutto dopo l’esperienza a Genova. Sono tornato a Napoli con la volontà di restarci per poche settimane. Avevo bisogno di giocare ed essere in un contesto che potesse darmi fiducia e continuità e lì non era possibile. Ero rimasto a Napoli, ma la mia testa era altrove. Avevo perso serenità, non ero più felice. Ero triste e senza motivazione. La mattina mi svegliavo ed ero sempre nervoso, mi allenavo male. Non mi riconoscevo più. La depressione era entrata nella mia vita. E mi ha accompagnato per mesi».
Un periodo difficile, continuato anche dopo il trasferimento: «Anche nella seconda parte di stagione quando, dopo il mancato trasferimento al Genoa, sono andato a Salerno.
“Avevo cambiato maglia, ma non stavo bene. Ciò che avevo vissuto mi aveva segnato. In campo non ero io. Ero un giocatore diverso, un ragazzo diverso. Non riuscivo a esprimermi, giocavo male, la squadra non andava bene. Era tutto buio». Fonte: Il Mattino
