Quando poi tornò a San Siro con la Roma (anche qui in prestito dai Blues), la Curva Nord preparò cinquantamila fischietti per accoglierlo. “Traditore”, è così che lo chiamarono. Stamparono dei volantini: “29 ottobre data da segnare in rosso per far sentire tutto il disgusto che proviamo verso chi ci ha voltato le spalle nel modo più indegno. Un personaggio che si è dimostrato un piccolo uomo, perché prima di essere un campione bisogna essere uomini e saper rispettare la parola data: ti abbiamo difeso a spada tratta e ci hai ripagato voltandoci le spalle”. E ancora: “Facciamo vedere a tutti come merita di esser trattato chi si è mostrato indegno di indossare i nostri colori”. Alla fine i fischietti li vietarono, ma non servì. Ai giallorossi cominciò benissimo la stagione, poi si annoiò pure lì. Alla fine i gol romani erano stati 20, gli permisero di toccare quota 300 reti con i club. Ma solo uno lo segnò contro una delle prime cinque della Serie A (la Juventus). In Europa, poi, luci e ombre. Quando arrivò la chiamata di Antonio Conte, da Napoli, non ci pensò più di tanto e andò. Lukaku assicurò che nessun favore gli era stato concesso. “Da Conte non ho alcun trattamento di favore, anzi, con me è più severo perché si aspetta molto”. E giurò di sentirsi almeno un po’ napoletano. “Ogni giorno di più”, disse. Più tardi sono nati i problemi. Ma, come cantava la Carrà, sai che c’è? Trovi un altro (campionato) più bello che problemi non ha.
Fonte: Gazzetta dello Sport
