Conte, che era l’allenatore di quel gruppo, lo prese e lo trasformò in Big Rom: non più una promessa, non più un equivoco, non più un centravanti da Premier con la testa rivolta altrove. Ehi, Rom, hai messo la testa a posto? Bravo. Uno scudetto, la Lu-La (Lukaku-Lautaro), San Siro. Due anni, manco pochi. Poi la voglia di cambiare, di tornare con le ex. Al Chelsea, un’altra volta. Però lo sanno tutti che le minestre riscaldate non funzionano. Infatti subito dopo è arrivato il pentimento. “Non penso che tutto questo sarebbe dovuto succedere nel modo in cui è successo. Il modo in cui ho lasciato l’Inter e il modo in cui ho comunicato con i tifosi: sono infastidito da questo”, disse a Sky. E ancora: “Ho sempre detto che amo l’Inter e che tornerò a giocare lì”. In quell’intervista mise giù pure il manifesto del suo cuore nerazzurro: “In Italia ci sono solo i nerazzurri”. “Mai a Juve o Milan”. “Se in futuro torno in Italia gioco all’Inter”. Promesse, promesse, promesse. Al Chelsea, poco dopo, confessò di non essere felice: “Non sono contento della situazione”. Tuchel, l’allenatore, aveva cambiato sistema, Lukaku si sentiva fuori posto. Morale: altro giro, altro ritorno. Di nuovo all’Inter. Scusa amore, ho sbagliato. Apri. Sono io. E l’Inter aprì. Lo prese in prestito. Lukaku fece gol, si fece male, rientrò, sbagliò, lottò. Poi arrivò l’estate e il telefono smise di suonare e diventò una prova d’accusa. I dirigenti nerazzurri chiamavano, lui non rispondeva. Intanto parlava con la Juventus. Proprio quella Juventus che aveva giurato di non voler mai. Non ci andò, ma bastò il pensiero. Nel calcio, a volte, il tradimento comincia persino prima della firma. E la LuLa? Big Rom e Lautaro si salutavano dai rispettivi balconi di City Life, erano amici, da allora non si parlano più-
Fonte: Gazzetta dello Sport
