La squadra di Giampaolo non ci capisce troppo in avvio. Il Napoli, nei primi 10 minuti della gara, tira verso la porta di Audero per cinque volte. Dopo le statistiche contro la Lazio, sembra quasi una follia. L’ex allenatore di Milan e Samp aveva chiesto troppo ai suoi, forse. Anche se la squadra, alla lunga, è anche apprezzabile: prova a costruire con un uomo in più in mezzo al campo, chiede a Payero di dare fastidio tra le linee dietro Bonazzoli, spera di trovare il jolly con Floriani sulla destra, che fa tutto dal terzino al terzo attaccante. Il problema, però, sta nelle letture difensive e nei riferimenti. E infatti quando McTominay segna il bel gol del vantaggio al terzo minuto di occasioni ce n’erano già state per sbloccarla. Il Napoli, come sempre, pur nell’ottimo approccio ha il demerito di non chiuderla subito quando potrebbe. Trascinandosi troppo il risultato.
Vero è che Milinkovic-Savic non deve quasi mai sporcarsi i guantoni, però sarebbe bello per una volta godersi una serata tranquilla. Sembra dirlo, coi gesti, anche Conte ai suoi. E allora dopo una decina di minuti di palle sporche e contropiedi sprecati all’ultimo secondo, in tre minuti cambia tutto. Hojlund si mette in proprio e si fa “aiutare” da Terracciano per siglare il raddoppio beffando Audero, poi De Bruyne si prende il primo gol su azione con la maglia azzurra con il benestare di Maleh, tornando al gol per la prima volta dopo la funesta notte contro l’Inter dello scorso ottobre.

