Era da tempo che al Maradona non si sentivano dei fischi

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P e r la prima volta negli ultimi due campionati, sabato al Maradona si è udito qualche fischio dopo la sconfitta con la Lazio. Pochi, sia chiaro. Mentre in curva la gente cantava più forte. Un modo per dire: inutile spaccare, bisogna ancora blindare la Champions. L’epicentro del futuro, la capitale europea del Regno di Napoli: senza il pass per la grande coppa sarà impossibile mantenere così alti l’ambizione e il livello della rosa, al netto di una prevedibile rivisitazione del monte ingaggi e degli investimenti sul mercato, inevitabilmente condizionati da quelli generosissimi degli ultimi due. Il quadro deve essere chiaro: senza uno stadio di proprietà, il Napoli è costretto a fare di necessità virtù. Più che mai in questa fase, considerando che rispetto al passato sono arrivati diversi giocatori strutturati, campioni affermati ma anche stagionati, che non produrranno plusvalenze in stile Cavani, Lavezzi, Higuain, Kvara e Osi. Tutto diverso. Tutto cambia e scorre. Meno il quadro di fine stagione intorno ad Antonio Conte: si arriva ad aprile inoltrato e parte la rumba del resta-non resta. Accompagnata in questa fase da una novità: deve restare, non deve.  

 

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Fonte: CdS

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