CdS – Da Lisbona a Cremona, i chilometri “ammazza-Napoli” fino a fine dicembre

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Il Napoli dovrà affrontare ancora trasferte fino a fine anno, da Lisbona, dove è stato battuto dal Benfica, a Cremona, dove giocherà l’ultima gara del 2025, passando per Ryad, dove giocherà la Supercoppa. Mimmo Carratelli sul Corriere dello Sport, commenta il momento degli azzurri: “Ventidue ore di volo percorrendo quasi sedicimila chilometri, andando e tornando da Lisbona, puntando Udine, rientrando per raggiungere Ryad, concludendo a Cremona la più pazza serie di trasferte, ecco, con i giocatori contati, l’ammazza-Napoli di dicembre. Una partita dietro l’altra sconvolgendo i normali ritmi di vita e di lavoro, accumulando fatica e mancando di recuperare senza poter dormire come d’abitudine.

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Il tempo di scavallare le feste di fine anno e, in gennaio, si annuncia un tour de force di otto partite, una ogni tre giorni, sei di campionato e le restanti due di Champions. Perdurando le assenze, il Napoli rischia di cedere a un sovraccarico disumano. Con un calendario così fitto, il calcio non è più un gioco, non è più sport, è il massacro dei giocatori che non hanno voce per pretendere una serie accettabile di prestazioni senza rimetterci la carriera. Si moltiplicano gli infortuni proprio per lo stress degli impegni sempre più numerosi. E così una “rosa” di 27 giocatori, con sette infortunati com’è il caso del Napoli, non regge l’eccesso di partite. Non è più una gara a chi gioca meglio e fa più punti, è una gara di sopravvivenza. Chi arriva meno stremato alla fine raccoglierà qualche trofeo.
Come possa essere di aiuto il mercato di gennaio non si sa, essendo un mercato atipico senza reali offerte, con pochi buoni giocatori su piazza e ingaggi dettati più dall’emergenza (è sempre il caso del Napoli) che da un progetto tecnico. E’ questo il calcio stralunato del business. Basti pensare al gigantismo del Mondiale per fare più soldi, per raccogliere consenso dal potere che accompagna e strumentalizza il calcio come ha mostrato la cerimonia di Washington col risibile trofeo di pace a Donald Trump e Gianni Infantino nelle vesti di Amadeus più che di massimo e responsabile dirigente del pallone, il Mondiale ridotto a uno show tipo La ruota della fortuna. E ormai si gioca per tirare più soldi dagli arabi. Il mondo è cambiato, ovviamente, ma il calcio sta andando oltre ogni limite.
Nella successione frenetica delle partite, il Napoli si gioca molto. Forse avrebbe il dovere di scegliere, di concentrare le sue energie su una competizione, il campionato. Proprio a Lisbona, la squadra ha dato l’impressione di non spingere molto, di dosare l’impegno, di evitare altri infortuni. E’ solo una impressione. Però, nonostante la sconfitta, Conte ha ringraziato i giocatori per avere dato tutto quello che potevano dare. Ci sembra una affermazione significativa. Il Napoli non può spremersi su più fronti. Nessun club può farlo. E’ di ammonimento la stagione scorsa dell’Inter che spremendosi in campionato e in Champions fallì entrambi i traguardi.
Non c’è soluzione perché il calcio è retto da persone che non hanno mai giocato a calcio e non capiscono o fanno finta di non capire che il gioco è un duro lavoro per i calciatori, che i calciatori non sono robot e sono i maggiori protagonisti da rispettare. Si perde nel tempo la protesta di Maradona sulla insensibilità dei vertici calcistici sulla salute dei calciatori costretti a giocare in condizioni proibitive, come le partite a mezzogiorno in America”.
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