JJ: «Sono avvilito e amareggiato. Non è discriminatoria la frase “vai via nero, sei solo un negro”?»

La SSC Napoli - «Non parteciperemo alla campagna del prossimo turno di campionato: Keep Racism Out»

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U n giorno dopo la sentenza, Juan Jesus ha scritto una lettera aperta sul caso Acerbi-JJ. Il suo caso. «Sono sinceramente avvilito. Non mi sento in alcun modo tutelato da questa decisione. Non capisco, davvero, in che modo la frase “vai via nero, sei solo un negro…”, possa essere certamente offensiva, ma non discriminatoria». Tre capisaldi di una storia che a caldo aveva affrontato alzando al cielo il pugno del Black Power. Un protesta silenziosa, storica, seguita da un comunicato durissimo ma signorile del Napoli. Con precisazione essenziale: «Non aderiremo più a iniziative di mera facciata delle istituzioni calcistiche contro il razzismo e le discriminazioni».

Factory della Comunicazione

Detto, fatto: «Il club ha già comunicato che qualsiasi atto non sarà più tramite enti e associazioni», ha spiegato ieri il Chief Revenue Officer, Tommaso Bianchini, alla presentazione della nuova maglia. «Non parteciperemo alla campagna del prossimo turno di campionato: Keep Racism Out». Promossa dalla Lega Serie A con una patch sulle divise di gioco e altri slogan. «Andremo avanti da soli. Il video di Juan Jesus che parla con il ragazzo delle giovanili è il miglior contenuto fatto dal Napoli quest’anno. Il club continuerà a combattere il razzismo cercando di trasmettere i messaggi giusti», ha aggiunto Bianchini. Uno che i valori dello sport li ha trovati nella culla: è il figlio di coach Valerio, il Vate del basket italiano.

 

LA LETTERA

 

Il Napoli studia, valuta l’opportunità di altre iniziative già con l’Atalanta al Maradona, abbraccia Juan Jesus. Ieri in campo con il pallone, come martedì. Sempre più orgoglioso ma non più silenzioso:

«Ho letto tante volte, con grande rammarico, la decisione con cui il Giudice Sportivo ha ritenuto che non ci sia la prova che io sia stato vittima di insulti razzisti: è una valutazione che, pur rispettandola, faccio fatica a capire e mi lascia una grande amarezza», si legge nella lettera di JJ pubblicata dal club. «Sono sinceramente avvilito dall’esito di una vicenda grave che ho avuto l’unico torto di aver gestito “da signore”, evitando di interrompere un’importante partita con tutti i disagi che avrebbe comportato agli spettatori. Probabilmente, dopo questa decisione, chi si troverà nella mia situazione agirà in modo ben diverso per tutelarsi e cercare di porre un freno alla vergogna del razzismo che, purtroppo, fatica a scomparire. Questa decisione si affanna tra il dover ammettere che “è stata raggiunta sicuramente la prova dell’offesa” e il sostenere che non vi sarebbe la certezza del suo carattere discriminatorio che, sempre secondo la decisione, solo io e “in buona fede” avrei percepito. Non comprendo, infatti, perché mai agitarsi tanto quella sera se davvero fosse stata una “semplice offesa” rispetto alla quale lo stesso Acerbi si è sentito in dovere di scusarsi, l’arbitro ha ritenuto di informare il VAR, Inter-Napoli è stata interrotta per oltre un minuto e i suoi compagni di squadra si sono affannati nel volermi parlare. Non riesco a spiegarmi perché mai, solo il giorno dopo e in ritiro con la Nazionale, Acerbi abbia iniziato un’inversione di rotta sulla versione dei fatti e non abbia subito negato, appena finita la partita. Non mi aspettavo un finale di questo genere che temo – ma spero di sbagliarmi – potrebbe costituire un grave precedente per giustificare a posteriori certi comportamenti. Spero sinceramente che questa, per me triste vicenda, possa a i utare tutto il mondo del calcio a riflettere su un tema così grave ed urgente». In fede, Juan Jesus. fonte: CdS

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