Ovvio, tutti gli occhi sono su Osimhen. Cinque gol in sette giorni e ora la Juventus a cui ha segnato solo una doppietta in quattro anni napoletani (quella del 5-1 del gennaio di un anno fa). Ci si accosta al match con la Juventus cercando di capire. Senza dimenticare che la statistica non pesa meno dell’estetica: delle ultime 4 gare in campionato gli azzurri ne hanno vinta una soltanto. E hanno bruciato, appena due settimane fa, il secondo allenatore della stagione. Ma la condanna di Calzona, in questo momento, è il risultato. Otto punti da recuperare dal quarto posto, sei dal quinto e dodici giornate alla fine: tanti, poche. Il vantaggio dell’Atalanta appare enorme, ma i campioni d’Italia hanno il dovere di provarci. Calzona, come già detto, è uno che non passerà alla storia per i suoi discorsi: anche perché ha capito che proprio adesso non c’è bisogno di parole. Ieri, per esempio, ha tenuto in campo la squadra per quasi 45 minuti in più rispetto alle solite abitudini. Per provare meccanismi e soluzioni. Per giocare con Calzona bisogna farsi un cuore così. Bisogna correre, impazzire di recuperi e rincorse. Bisogna aggredire spazi, pallone e avversari. E bisogna allenarsi. Ed è quello che ha preteso ieri mattina, con Anguissa e Lobotka sotto pressione per creare un blocco compatto con i quattro difensori. Poi, come sempre, nessuno ritiro. L’appuntamento è stamane, nel solito hotel di Pozzuoli.
