Napoli: Squadra “contro” Garcia, i gesti che lo dimostrano

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Cominciamo dai dati di fatto, cioè dai gesti chiari e inconfutabili visti in campo e che nessuno può smentire.

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Il primo fu Khvicha Kvaratskhelia che, sostituito nel finale a Marassi di un Genoa-Napoli finito 2-2, disse: «Ma cos’hai fatto?». Come riporta La Gazzetta dello Sport, dopo 8 giorni, a Bologna, ci fu quello di Victor Osimhen. Anche in quel caso sullo 0-0, con una partita in teoria da vincere, Garcia tolse prima Kvara e poi Osimhen, che arrivò davanti al tecnico spiegandosi in maniera chiara: ma se dobbiamo vincere lasciami in campo con un’altra punta vicina, così siamo in due e possiamo arrivare più facilmente in porta. E quel due, che veniva sventolato con le dita, non era per minacciare il tecnico, ma per sfogare una frustrazione.
Poi domenica sera ecco l’altro gesto di disappunto di un sostituito, Matteo Politano.
Quello che è reale è un senso di malessere che la squadra avverte, un senso di frustrazione di cui ha parlato lo stesso Garcia domenica, dopo essersi presi i fischi della tribuna centrale.
Le vittorie con Udinese e Lecce avevano illuso che i problemi fossero risolti, ma contro una Fiorentina con più “gamba”, a dispetto delle 48 ore in meno di recupero dalle coppe europee, sono riusciti fuori tutti i problemi del passato.
E allora gli stessi protagonisti dello scudetto, quelli che hanno incantato per mesi mostrando un calcio bello e possibile, ora sono lì a testa bassa a chiedersi come è possibile una simile involuzione.
E poi c’è il gruppo, di quelli che hanno meno spazio. Prendete Eljif Elmas, che ha giocato solo 130’ in dieci gare, per non parlare di Mario Rui, solo due gare da titolare e l’intervento duro del suo agente, Mario Giuffredi, contro il tecnico francese.
In questi casi dovrebbe essere la società a mettere ognuno al proprio posto e a difendere la prerogativa dell’allenatore sulle scelte. Questo non è avvenuto e anche da questi particolari si può capire che aria tiri in casa Napoli.
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