L’entusiasmo di De Laurentiis e del Maradona per la grande festa scudetto

Il presidente del Napoli ha seguito la partita con i suoi tifosi

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Un travaglio, l’ansia per la matematica che non arrivava, il gol di Lovric, poi l’esplosione di gioia al gol di Osimhen e al triplice fischio: Napoli campione d’Italia, aritmeticamente. La festa è iniziata da mesi, ma ora è vera e certa: il terzo scudetto del Napoli è ufficialmente realtà . Il Maradona veste l’abito migliore con cinquantamila spettatori pronti a esultare in uno stadio allestito per l’occasione con maxischermi e garantire la visione della partita contro l’Udinese. Il 4 maggio 2023 sarà una nuova data da scolpire nel cuore dei tifosi partenopei. Giochi di laser, canzoni, cori, bandiere: lo stadio è uno spettacolo e il ricavato della vendita dei biglietti andrà in beneficenza. Il Napoli e Napoli si godono lo scudetto e anche il suo presidente, rimasto in Campania per godersi il successo nello stadio di casa con i suoi tifosi, mai così vicini a De Laurentiis: “Grazie! Voi mi avevate chiesto di vincere, e abbiamo vinto! Oggi è il coronamento di un’aspettativa che durava da 33 anni. Quando arrivai dissi: ci vorranno 10 anni per arrivare in Europa; promessa mantenuta in anticipo. Poi altri 10 anni per vincere lo scudetto, e anche questo è arrivato in anticipo. Ora ci manca di rivincerlo, e poi ci manca la Champions. Questa squadra si era appesantita di responsabilità e ci voleva una manciata di aria nuova, una capacità di volare in alto come gruppo, senza individualità che remassero come un freno. Il futuro del Napoli? Il progetto non si ferma mai, e questo è un punto di partenza, non di arrivo. Si riparte con Spalletti. Higuain, Cavani, Koulibaly: credo che questo scudetto lo abbiamo costruito in tutti questi anni. Stiamo girando il film di questa stagione già dallo scorso agosto. Un aggettivo? Ci vorrebbe Modugno per dire “meraviglioso“. C’è stata perseveranza da parte nostra, siamo andati contro il sistema perché il calcio italiano è bloccato per colpa del sistema. Quando sei da solo a lottare contro il sistema fatichi molto di più. Mi auguro che questo scudetto sia un segnale per il calcio italiano. Adesso non ci dobbiamo più fermare, un inizio per una continuity che non abbia mai fine. I protagonisti? Non si cambiano mai quelli che funzionano, non vogliamo trattenere gli scontenti. Ma gli Osimhen i Kvara non si toccano. Oggi sono un uomo felice perché sono felici i tifosi, e questo mi rende appagato più di ogni altra cosa. Con Spalletti è cominciato un nuovo ciclo: è un uomo che lavora con grande consapevolezza, è un uomo vero e io lo ringrazio. Quelli così sono difficili da trovarli, e allora me lo tengo stretto. Ripensandoci bene, ecco l’aggettivo per lo scudetto: iniziatico, questo scudetto è un nuovo punto di partenza“.

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Fonte: Il Mattino 

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