“Kvaradona” rischia di non vincere il pallone d’oro

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È il tempo di Kvaradona. A quarant’anni esatti dal Gol del secolo e dalla Mano de Dios di Maradona, da quella esplosione di magia e astuzia che rese Diego immortale al Mondiale in Messico.

È il tempo di Khvicha Kvaratskhelia, l’ex del Napoli che ha vinto più di tutti quando si è sfilato la maglia azzurra. Accadde a metà gennaio 2025: il suo agente italiano Cristian Zaccardo, campione del mondo vent’anni fa nella Nazionale di Marcello Lippi e Fabio Cannavaro, decise che era il momento di far chiudere l’operazione a De Laurentiis e al Psg. Settanta milioni al Napoli, 16 al georgiano, che avrebbe potuto svincolarsi gratuitamente in base all’articolo 17 del regolamento Fifa. Kvara dedicò ai napoletani, i suoi tifosi per due anni e mezzo, un video e annunciò che un giorno avrebbe raccontato la sua verità.
Non lo ha mai fatto, evidentemente preso dall’entusiasmante cavalcata del Paris St. Germain: 2 Champions League, 2 titoli Ligue one, 1 Coppa intercontinentale, 1 Coppa di Francia, 1 Supercoppa di Francia, 1 Supercoppa Uefa. Ma ai vecchi tifosi, scrive Il Mattino, anche a quelli che si offesero per quell’addio e gettarono nei bidoni della spazzatura i suoi cartonati esposti dopo il terzo scudetto, ha dedicato dopo la vittoria sull’Arsenal due parole con un sorriso: «Forza Napoli».
Quel soprannome, Kvaradona, gli piacque molto, più di Kvaravaggio, preferendo l’artista del calcio a quello della pittura. «Bellissimo ma nessuno mai sarà come Diego». Quarant’anni fa Maradona vinse i Mondiali, Kvara non li giocherà. E per questo motivo lui, il top player d’Europa, rischia di non vincere il Pallone d’oro. 
Maradona – il vero, l’unico – non vinse subito. Il trionfo del 10 maggio 1987, consegnato alla storia perché fu il primo scudetto, venne costruito in tre campionati. Lui e Kvara hanno un’anima differente. Diego non sarebbe mai andato via da Napoli, se non fosse stato per la squalifica. Sei mesi dopo aver vinto il primo scudetto aveva detto no al Milan, cioè a Berlusconi, che gli aveva promesso di tutto, dall’attico in San Babila ai contratti televisivi per le apparizioni sulle reti Fininvest. Rifiutò l’offerta presentata al suo manager Coppola perché aveva un patto d’amore coi napoletani: «Mi ammazzerebbero se andassi via». Kvara no. 
Sbarcato a Parigi, Kvara non ha manifestato nostalgia per il mondo azzurro che aveva conquistato con i suoi dribbling, i suoi gol, la sua classe. Forse non tutti i napoletani, l’altra sera, hanno fatto il tifo per lui (e in campo c’era anche Fabian Ruiz, ceduto nel 2022). Ma il sentimento del tifoso è indecifrabile. Soltanto in un caso la riconoscenza è stata così forte da trasformarsi in eterna: quella per Maradona. Perché lui ha vinto oltre il campo, piegando avversari con le maglie a strisce che erano stati imbattibili fino al suo avvento. La sua è stata una sfida carica di passione e orgoglio. È riuscito a issare la bandiera azzurra sul punto più alto, soltanto sognato da Napoli. Che per questo gli sarà per sempre grata.
La nostalgia, dopo il suo addio del ‘91, è stata subito forte perché era andato via l’Eroe dei giorni più belli. Senza Diego, è stato un sforzo guardare al futuro. E ancora adesso, quando un campione come Kvara o un allenatore come Conte lascia, il tifoso pensa: è andato via Maradona, supereremo anche questa. Tutto passa. Diego no.
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