La tifoseria azzurra? Meglio fuori casa con quella che vive al nord

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Domenica sera al Maradona si è giocato in un clima surreale. Quando Napoli-Milan era iniziata da pochi minuti, a qualche centinaio di persone la partita interessava poco. Perché la sfida che gli ultrà stanno combattendo è quella contro il presidente Aurelio De Laurentiis e le forze di polizia. E così insulti al presidente e anche zuffe e cazzotti per chi non sottostava al diktat del gruppo dominante (scene viste anche a Francoforte nel settore ospiti sempre fra napoletani) in curva B. Insomma la squadra che sta dominando il campionato per una sera va in difficoltà e una parte di tifosi non pensa minimamente di venire allo stadio per sostenerla. Vediamo di capire da dove arriva questa profonda spaccatura, che consente alla capolista di trovare affetto e supporto su tutti i campi d’Italia – dove la sostengono i tanti tifosi che risiedono al nord – decisamente meno al Maradona. Le ultime trasferte a Reggio Emilia, Empoli e Sassuolo sono state delle feste con un tifo spontaneo, magari poco organizzato ma comunque caloroso, e con i cori che piace a tutti i partenopei cantare insieme. I gruppi ultrà oggi contestano il caro biglietti, soprattutto in Champions, e il regolamento d’uso dello stadio, troppo restrittivo e che toglie loro libertà di tifare. Le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis contro ogni forma di illegalità, all’indomani dei gravi scontri nel centro storico il giorno di Napoli-Eintracht, hanno scatenato il mondo ultrà. Che non accetta regole, visto che tamburi e striscioni sono consentiti previa regolare richiesta per tempo come hanno fatto domenica, per esempio, i tifosi del Milan. Una discrasia notevole fra l’aria che si respira in una città che già pregusta la festa e si è vestita d’azzurro in tutti i suoi quartieri e questo stadio dove se provi a tifare per la tua squadra nel posto sbagliato, rischi di beccarti qualche sberla. Il sindaco Manfredi ha provato con un discorso ecumenico: «Penso che dobbiamo ricomporre un’unità nel tifo e trovare una forma di partecipazione inclusiva e popolare perché questo deve essere un periodo di festa e non di contrapposizione». Ora preoccupa la probabile festa per lo scudetto, perché c’è chi ha intenzione di impossessarsi delle piazze come fosse un rito tribale. Fonte: Gazzetta

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