Dopo la sconfitta con il Milan, Napoli a rapporto: una chiacchierata di mezz’ora a Castel Volturno
E pure stavolta, il calcio che non s’è mai visto. Ma proprio mai. Perché per otto mesi, da Ferragosto in poi, è successo ben altro: hanno fatto la rivoluzione, hanno rimesso il pallone al centro del villaggio, forse proprio vicino ad una chiesa, trasformando il profano in sacro. E stavolta, domenica 2 aprile – ma chi se la scorda? – il mondo è andato all’incontrario, quattro gol in un’ora e mezza, dopo averne subiti sedici soltanto per un campionato intero; una ventina di tiri al vento con l’attacco più forte che neanche Osimhen avrebbe svegliato; un pallore nei singoli – chiunque, tranne Meret – che dunque è appartenuto al Napoli intero…
SI PARLA E SI LAVORA. Ma cosa si può mai dire ad una squadra che ha ancora sedici (16) punti di vantaggio sulla seconda e che adesso deve rimettere la testa a posto, in fretta, perché venerdì c’è la trasferta di Lecce e poi mercoledì c’è di nuovo il diavolo? Si può stare un po’ da
soli negli stanzoni di Castel Volturno, mezz’ora circa, parlare di quella nottata da incubo e dialogare ma senza mai smarrire quel buon senso che Luciano Spalletti ha spalmato nel suo calcio eternamente sexy, tranne stavolta. E quando la porta dello spogliatoio s’è chiusa, nella Castel Volturno ancora sotto choc, è venuta fuori una chiacchierata eguale e simile a quelle precedenti, una specie di convention con qualche slide, le immagini dei momenti-chiave, una relazione più dell’anima che della partita che Spalletti ha tenuto con quei ragazzi che restano il suo orgoglio, perché lo dice la Storia pronta ad essere riscritta. Dopo uno 0-4, vale tutto, mica niente, e un allenatore sa dove incidere, cosa sottolineare, come se fosse il 91′ e davanti a se avesse i microfoni spianati del dopo-partita: «Ci è mancata la qualità di sempre, ci siamo lasciati trascinare dalla generosità per tentare di acciuffare in fretta il risultato ed abbiamo smarrito i nostri equilibri. Ci sono sfuggiti i momenti, soprattutto quando siamo andati a riconquistare la palla». Stamani, si riparte, ancora in campo: poteva esserlo e l’avevano programmato, un giorno di riposo ma c’è rabbia dentro e, forse, è meglio scaricarla in allenamento.
COLLOQUIO. Però adesso c’è una missione immediata, che deve ripartire da Lecce, dove al Napoli viene chiesto di rialzarsi, di tornare ad essere se stesso, di adagiare il Milan in un angolo dei propri pensieri però senza dimenticarlo e anzi ricordandosene, a futura memoria: sulla Champions ci sarà un’altra seduta, certe cose si fanno a tempo debito, ma ora la priorità è il campionato, un balzello verso l’aritmetica e una bella dose d’incoraggiamento per chi ha sentito il morale evaporare tra le nuvole.
Fonte: CdS
