Spalletti dovrà inventarsi qualcosa per la trasferta di Verona, fare anche da psicologo

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SPALLETTI – Vai a capire, adesso, cosa ronza nella testa di chi è dentro ad un interrogativo gigantesco almeno quanto un campo di calcio; un allenatore, in certi casi, è costretto ad inventarsi altro, ad essere, ad esempio, anche un po’ psicologo; e mentre il pallone sta per essere sistemato al centro del campo, i pensieri più scomposti restano avvolti nel mistero. Alex Meret l’ha avvertito il clima di sfiducia che c’è intorno alla sua figura, altrimenti non sarebbe arrivato Sirigu e non sarebbero rimaste; all’orizzonte, le sagome di Navas (35) e di Kepa (quasi 28); il suo destino è legato all’evoluzione di quelle trattative che proseguono in parallelo e per Verona, Spalletti dovrà pur decidere cosa inventarsi.

L’arrivo di Sirigu e la mentalità dei calciatori

Sirigu è appena arrivato a Castel Volturno, ha fatto in tempo ad annusare l’aria, però si è portato il lavoro avanti preparandosi da solo: potrebbe bastare o anche no, dipenderà dalle condizioni di Meret e dagli spifferi che arriveranno dal mercato. Il discorso vale anche per Fabian Ruiz, che è (veramente) a un niente dal Psg: la questione si può risolvere in fretta oppure leggermente più in là, perché il mercato aperto sino al primo settembre, tra le proprie storture, concede la possibilità di riflettere, però un allenatore ha il dovere di avere gente libera mentalmente. Fabian sta bene ma sta meglio Zielinski, che ha detto no al West Ham ed è deciso a giocarsi le proprie chanches nel Napoli: nel centrocampo a tre, attualmente quello probabile, gli toccherebbe il ruolo che meglio gli sta addosso, e quindi l’ipotesi che tocchi a lui va contemplata.

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Fonte: CdS

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