La lettera di A. Giordanao (CdS): “Caro Mertens il cuore ti chiede ancora magie”

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Lettera aperta di A. Giordano del Corriere dello Sport a Mertens sulla questione del rinnovo e anche sul desiderio dei tifosi del Napoli.

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“Caro Dries (o caro Ciro, faccia lei), perdoni l’imprudenza e anche l’insolita modalità di scriverle – in genere un giornalista non usa così – però stavolta, quando s’avvicina la data di scadenza del suo contratto e nell’aria c’è un tutt’altro che vago sapore di malinconia che si mescola con il retrogusto amaro che lascia un divorzio, l’opinione si intreccia con la cronaca e chiede di farsi spazio tra i pensieri sparsi suoi e quelli della gente. Dentro una vicenda di squisito carattere economico-professionale non si ha il diritto di entrarci, ognuno è padrone del proprio tempo e delle proprie scelte (anche di vita), e non staremmo a qua a tirarla per le lunghe con il blablabla della retorica: però Mertens non rientra nella fenomenologia spicciola d’un calcio anaffettivo, appartiene ad una genia particolare, si direbbe persino unica nel suo genere, perché questo hanno raccontato i suoi nove anni a Napoli, l’empatia che s’è scatenata subito a vista d’occhio, quella fusione magica tra uno scugnizzo d’adozione e una città ch’è rimasta contagiata da un sentimento mai ruffiano. Lovanio, nell’immaginario collettivo, è divenuta un’enclave partenopea e persino chi si è perso tra le pagine accattivanti de «Il maestro della luce» di Giner, deve averla ritrovato tra i protagonisti di quel viaggio di un artista che con naturalezza ha plasmato se stesso ad immagine e somiglianza della propria nuova Patria. 

 

 Ora è chiaro che essendo «terzi» in questa vicenda viene più facile avventurarsi in valutazioni che non tengono presente alcuni dettagli, li chiameremo così, che alimentano una trattativa tra lei e Adl: sarebbero fatti vostri, e lo sono, ma romanticamente proviamo a staccarci dalle strategie dialettiche, dalle frasi ad effetto, dalle visite post-partum, dai bonus, dai bilanci, dalle ambizioni dell’uno e dell’altro, da chi tira al risparmio e chi deve provare a farlo al rialzo. Insomma, tutto ciò che succede e che deve per forza accadere all’interno di un negoziato. Forse non è mutato granché da quando il campionato è finito, e persino dal 26 aprile, il giorno in cui De Laurentiis decise di venire a Palazzo Donn’Anna, la sua residenza, per dimenticare i ceffoni di Empoli e tentare di blandirla. Ci sta! E pure la tentazione dei suoi legali di riuscire a strappare un ingaggio riconoscente per chi ha segnato la Storia del Napoli va catalogato nelle operazioni (in)discutibili. Però lei, e chi l’avrebbe detto?, è ancora ufficialmente disoccupato e, sempre che nell’ombra del mercato non ci sia un top club che valga il suo smodato talento, le prospettive occupazionali che la riguardano non indurrebbero a svenimenti. 
Napoli e Mertens non può essere una faccenda di soldi – né per l’uno e né per l’altro – è un affare di cuore, è un frammento di calcio da riservare a sognatori. La sua natura, quell’espressione solare che ha conquistato chiunque, il suo impegno nel sociale – in assoluta discrezione – che l’ha spinto in incognito a consegnare pizze ai clochard, non appartengono alla narrazione populistica, né contengono demagogia su un campione in cerca di copertina, che lei ha preteso di conquistare esclusivamente con capolavori calcistici. Una parabola, un pallonetto, un «tiroacciro» (si può dire?), una vita napoletanamente esagerata che è divenuta il modello di riferimento di giovani in cerca di eroi. Ecco, Mertens, non per lusingarla, i giornalisti non hanno questo impegno con il proprio umilissimo mandato quotidiano con il lettore, però a pensarci bene, visto che Adl sta a Los Angeles – e poi lei lo conosce, sa che nel suo orgoglio non si spingerebbe ad osare ancora – gli faccia uno scherzetto: telefonata all’alba da Napoli, piena notte in California, per dirgli «prepari il contratto». Un robusto passo indietro da una parte e uno sensibile in avanti dall’altra e un fiocco azzurro a Palazzo Donn’Anna. Sarebbe l’incipit di un romanzo a sorpresa”. 

Fonte: CdS

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