La lettera di Carratelli a Insigne: “Ciao ragazzo di bronci e sorrisi”

Domani in quarantamila al Maradona per salutare Insigne  

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“Ciao, Lorenzo, ciao, ragazzo di bronci e sorrisi, piccolo artista, il tempo è volato via, undici anni in maglia azzurra, coriandoli, tanti gol, ma mai una gioia completa, mai piena, intaccata da quei mezzi giudizi che ti colpivano al cuore, è piccolo, è limitato, sa fare solo quel giochetto a sinistra, finta, contro-finta e tiraggiro, il tiraggiro finito nella porta di molti portieri e nell’Enciclopedia Treccani. 

 

Ciao ragazzo, creatura di Zeman, uscendo libero di volare dalle volute di fumo del boemo, ma presto imprigionato nella fatica di andare e tornare, coprire, difendere e attaccare, silenzioso ribelle alle esigenze tattiche, l’estro appannato dalla disciplina di squadra, dalle partite grigie, da un senso di incompiutezza che ti pesava nel petto.
Ciao, Lorenzo, doloroso artigliere del gol, atteso sempre a un prodigio, e sempre sotto esame, l’applauso che sfumava in mormorii contrari, quel feeling con la folla azzurra sempre incerto, sempre da ricucire dopo le tue umanissime insofferenze, quella fascia di capitano come una stimmate tomentosa perché accresceva la pretesa che tu fossi un condottiero, ma restavi solo un ragazzo che voleva dare tanto alla maglia azzurra.
Ciao, ragazzo inchiodato a un compito troppo grande, la condanna di talento italiano come pochi ha raddoppiato la tua ansia di strabiliare e ti ha forse confuso, la nazionale, una seconda maglia azzurra, tutti a pretendere che tu fossi un fenomeno perché sapevi segnare gol fenomenali, erano l’etichetta magica delle tue magie, ma tutti volevano di più.
Ciao, Lorenzo, che al Napoli hai dato tanto, ma non è stato mai abbastanza per farti voler bene come meritavi, sei stato sempre un bersaglio, le critiche trancianti, le sostituzioni crudeli, addirittura l’accusa di essere un piccolo Masaniello dello spogliatoio. Poiché eri uno di casa, uno di noi, un napoletano, è stato più facile ferirti, c’era più confidenza a insultarti, più gusto, più crudeltà. Nessuna comprensione della lotta che facevi con te stesso, superare i tuoi limiti per essere di più, il tuo furore segreto, le tue delusioni intime, nessuno ha voluto vedere il ragazzo che eri, oltre il giocatore.
Ciao, Lorenzo, che hai avuto sempre il cuore in tumulto, una generosità misconosciuta, una dedizione contestata, non è stata facile la tua vita sul campo appena si spegnevano i fuochi d’artificio dei tuoi gol di meraviglia, il resto erano un inseguirti, un aspettarti al varco, un tirarti giù per il peccato mortale di volere essere un protagonista e un protagonista per il Napoli. I tuoi errori contavano sempre il doppio degli altri, solo i tuoi errori erano imperdonabili.
Ciao, ragazzo, che ora te ne vai in Canada, con una nostalgia pesante nel cuore, ma era proprio il tempo di andare, di uscire per una esperienza nuova senza più il peso dei tuoi anni azzurri felici-infelici, è un’occasione per giocare il tuo calcio in libertà in un mondo che vuole solo applaudirti e non pretenderà altro che una giocata magica, un pallone che sorride, il tiraggiro.
Giocherai contro il Genoa la tua ultima partita col Napoli al “Maradona”. Spero sia un saluto gentile, un commiato affettuoso. Saranno in quarantamila allo stadio. Non è una Stadio Maradona Insignepartita da quarantamila. Saranno in tanti per te sugli spalti. Verranno giù gli applausi. Quelli che ti vogliono bene batteranno le mani col cuore sincero. Gli altri, quelli che ti hanno considerato un problema per il Napoli, batteranno le mani perché non potranno farne a meno. Raccogli gli applausi sinceri e mettili nella valigia per Toronto. Il Napoli organizzerà un commiato di devozione, forse vedremo sullo schermo dello stadio i tuoi gol più belli, il presidente ha detto che, se avrai problemi in Canada, le porte del Napoli sono sempre aperte per te, le porte che si sono chiuse.
Ciao, Lorenzo, non hai niente da farti perdonare, solo il troppo amore per il Napoli, più grande di quello che potevi dare, chi l’ha capito ti vorrà bene, sempre”. 

Mimmo Carratelli (Cds)

 

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