Savoldi ricorda Di Marzio: “Con Gianni ho condiviso un periodo importante della mia vita e della mia carriera”

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Beppe Savoldi, bomber del Napoli, arrivato in azzurro nel ’76, ricorda Gianni Di Marzio, arrivato sulla panchina del Napoli un anno dopo, e scomparsi ieri all’età di 82 anni.

Il primo ricordo di Gianni Di Marzio?
«Uno di famiglia».
Addirittura?
«È stato il primo allenatore a invitarmi a cena a casa sua. In quegli anni era una cosa decisamente particolare e a me non era ancora mai successo. Come se non bastasse, poi, mi aveva anche chiesto di dargli del tu e per me era difficilissimo».
Perché?
«Avevo un carattere un po’ riservato e portavo grande rispetto per le persone che erano i miei datori di lavoro. Ma lui è riuscito subito a farmi sentire in famiglia. Per me fu una sorpresa positiva. Mi ha fatto capire quando mi ritenesse importante nel progetto».
E poi?
«Ci siamo uniti moltissimo. Basti pensare che i nostri figli si vedevano e crescevano insieme: tra noi si era creato un clima speciale. D’altra parte nel video di presentazione della mia canzone «La favola dei calciatori», c’erano tutti: mio figlio Gianluca, suo figlio Gianluca e anche il figlio di Vinazzani, mio compagno di squadra».
Dal punto di vista calcistico cosa le ha dato?
«Con Gianni ho condiviso un periodo importante della mia vita e della mia carriera. A Napoli fecero grandi cambiamenti in quegli anni, la società aveva ringiovanito la squadra e lui era stato scelto proprio per far crescere i ragazzi. Di Marzio mi aveva responsabilizzato e io avevo preso sotto le mie ali i più giovani. Lui aveva creato questo spirito molto familiare, da buon napoletano. Poi di calcio ne sapeva tantissimo e aveva una carica di entusiasmo incredibile. Qualità che ha conservato anche quando ha smesso di allenare. Viveva ogni partita come se fosse sempre in panchina: aveva il calcio nel sangue».
A proposito di calcio, un ricordo di quegli anni?
«Quando giocavo nel Bologna andammo in trasferta a Catanzaro dove lui era l’allenatore. Il campo era asciutto e secco, così noi decidemmo di mettere le scarpe di gomma a 13 tacchetti. Peccato che al rientro in campo, le due fasce erano completamente allagate. Una sua trovata per metterci in difficoltà. Aveva fatto allagare la zona di campo dalla quale dovevano mettere al centro I cross per me. Inventava queste cose per destabilizzare gli avversari. Un visionario».
B. Majorano (Il Mattino)

 

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