Amarcord – Rubrica di Stefano Iaconis: “Umoralmente vostro”

0

Un minuto prima era sempre: Tu si ‘na chiaveca! Ma quando te ne vai?”. Accadeva perché, Totonno Iuliano, aveva appena sbagliato un elementare appoggio laterale, di venti centimetri, regalando palla all’avversario. Un momento dopo quell’insulto, diventava: “Toto’ tu si gruosso, si bello, si nu Pataterno! Questo perché, sempre Antonio Iuliano, bandiera e capitano del Napoli per un decennio e più, aveva appena realizzato, in mischia, da due passi, un medesimo elementare gol, poggiando in rete, a portiere battuto, la rete azzurra. Il tifoso delle due battute, citate, era quasi sempre il medesimo. Il settore dello stadio variava. Una volta i distinti, un’altra le tribune, oppure la curva. Dapprima schiumante rabbia, i pugni al cielo, un calcio ai sedili, le vene del collo gonfie per la rabbia. Poi, in estasi, i pugni levati verso l’alto, ma per la gioia, quelle vene pulsanti, nello sforzo di un delirio incontrollato. Il tifoso del Napoli è così, dalla notte dei tempi. Odio ed amore. Un Catullo che, in versi nostrani, esprime, da sempre, il suo giudizio umorale sul beniamino di turno. Accade spesso con i napoletani che indossano la gloriosa maglia. Per un rapporto annodato strettamente in un coacervo emozionale che tende a dileggiare, ed un momento dopo esaltare, il calciatore che nel cuore di quel tifoso, è una volta Dio, un’altra Lucifero. Non esiste mai mezza misura. Eppure, quella mezza misura è contenuta nell’emozione stessa. Nessuno è sfuggito alla gogna ed al subitaneo perdono di un momento dopo. Giocatori storicamente legati a questa città, che hanno poi lasciato la loro impronta nel tempo, oppure meteore di passaggio, tutti amati ed odiati, vituperati e poi portati in trionfo. In una frazione di tempo pari a quello di un battito di ciglia. Il povero Musella. Le cui giocate facevano risuonare il San Paolo di estasi, e due minuti dopo di bestemmioni che facevano fuggire a tonache sollevate i santi del paradiso affacciati su Fuorigrotta a guardare la partita dalle nuvole. Pesaola, che a Napoli ha fatto poi le sue fortune, saliva e scendeva nel giudizio del tifoso una settimana sì, ed una pure. Oppure Vinazzani, un lancio illuminante, da visionario del football, ed uno stop da principiante, con la palla a rimbalzare lontana. E Pellegrini, Speggiorin, Marangon, Orlandini, La Palma, il compianto Massa, fino a quelli che hanno scritto la storia recente del Napoli calcio. Chiunque abbia frequentato lo stadio di Fuorigrotta, per decenni, leggendo, sorriderà. Perchè il ricordo affiorerà repentino, come un pallone che rotola veloce verso la rete. Noi siamo così. Una sconfitta ci precipita nel dramma, una vittoria ci issa sul tetto del pianeta. Ed abbattiamo miti. Riportandoli su, per farli ricadere. L’ ultimo, è stato Insigne. Ci penso con il sorriso. Io sono uno abituato. Certe cose le conosco, bene. Come voi. Buona fortuna, capitano.

di Stefano Iaconis

Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.