Spalletti non ammette scusanti: “Dobbiamo un po’ smetterla, non mi piace il giochino di chi manca!”

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O Tristezza, per favore va via. Luciano Spalletti non sa ancora della rapina ad Ounas quando inizia a fare la conta di chi c’è e non c’è oggi contro il Milan.

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«Faccio prima a dire chi ho convocato».

Mario Rui è l’ultimo ad andare ko, in mattinata. Come previsto out Insigne, Fabian, Osimhen e Koulibaly. L’attesa, la paura per l’orizzonte che scompare. Non vuole che il Napoli cada nel pozzo della delusione, sa cosa significa fermarsi stasera.

«Voglio il Vesuvio dentro di noi a San Siro».

Una chiamata alle armi. Quasi un appello ai riservisti.
Spalletti, un’altra domenica con gli uomini contati?«Ci sono dei momenti nel calcio come nella vita in cui bisogna affrontare degli ostacoli, a volte sono ostacoli più grossi del solito e non si fa in tempo ad aggirarli. Quindi devi andarci a sbattere, picchiarci duro. Ed è quello che dobbiamo fare, perché vogliamo andare avanti per la nostra strada, alla ricerca dei nostri obiettivi. Non posso fare ragionamenti su quello che non c’è e su chi poteva darci una mano. È con quelli che ci sono che possiamo vincere la partita. E noi oggi vogliamo ottenere i tre punti».
Le assenza sono tante. Come fa a motivare la squadra in questi momenti?«Dobbiamo un po’ smetterla, non mi piace il giochino di chi manca. C’è bisogno di esempi, c’è bisogno di corse, di cuore, di metterci quel coraggio che poi ti dà la forza di trovare soluzioni. Abbiamo una rosa di 16-17 giocatori, possiamo andare a giocare contro chiunque. Andiamo a Milano avendo a disposizione il necessario di quello che dobbiamo avere. Dobbiamo essere ambiziosi e tutto dipende da noi. O meglio, il fare di tutto dipende da noi, ottenerlo non dipende solo da noi. Perché possono succedere delle cose anche durante la partita, come sono successe e il calcio è talmente drammatico che in un episodio annulla tutta la settimana».
Serve un altro centrale dopo l’addio di Manolas?«In estate ho detto la rosa mi piaceva con tutti i petali ed è così. Ovvio che se si sciupa e poi viene a mancare qualche petalo, giusto che bisogna andarlo a ricomporla. Ma l’addio di Manolas è una storia che riguarda il rapporto tra calciatore e società. L’ho visto felice alla presentazione di un’altra squadra e sono felice per lui».
Nelle due sconfitte con Atalanta ed Empoli ha pesato la sua assenza in panchina?«So bene di aver creato dei problemi ai miei calciatori facendomi espellere. Io non ho fatto la cosa giusta, e ho penalizzato la squadra. Quindi la prima responsabilità è mia, per quello che è stato il mio comportamento. E non succederà più. Perché sono stato male a vedere la partita da fuori, a vederli lottare da lontano. E questo ha penalizzato la squadra».
Anche il Milan ha i suoi problemi.«Non voglio andare a giocare contro squadre che hanno momenti di difficoltà ma voglio andare a giocare contro squadre forti perché io sono una squadra forte che può giocare e vincere contro altre squadre forti. Non devo peggiorare gli altri per esibire la mia forza e la mia qualità».
Che Napoli vuole?«Dobbiamo essere squadra viva, il Vesuvio lo dobbiamo avere dentro di noi per fare quello di cui c’è bisogno. Il Vesuvio non deve essere solo una cartolina».
Insigne non ce l’ha fatta.«È un buon capitano, non c’è bisogno di diventare capitani di ventura. Lui è un calciatore che ha un cuore, contro l’Empoli lui voleva giocare dall’inizio, magari si aspettava di giocare dall’inizio, ma davanti ci sono io che ho commesso l’errore di farlo giocare 70 minuti. Perché i giocatori vogliono sempre fare così. Ho ecceduto in questa sua disponibilità, ne ho approfittato un po’. Ma dovevo essere io a ragionare nella maniera corretta, e gli ho fatto fare non una bella figura perché la sua prestazione è stata al di sotto del suo tradizionale rendimento».
Che gara si aspetta a San Siro?
«Domenica scorsa è stata la gara in cui abbiamo perso più palloni. Anche chi ha fatto male sa di aver fatto male: le partite perse sono la sommatoria di tutti i nostri errori. Però sia chiaro: non abbiamo smesso di fare bene, lo abbiamo solo fatto di meno. Dal punto di vista degli episodi siamo in credito, poi non è detto che con il Milan arrivi il risarcimento di questo credito. Dobbiamo avere due lauree per affrontare la fatica, perché magari non basta una sola laurea per capire quello che c’è da fare». P. Taormina (Il Mattino)

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