Maradona, umanità e imperfezione nel calciatore, nell’uomo e nel personaggio

L’immagine di Diego è più forte che mai, ecco come un ragazzo di periferia è diventato un mito, simbolo del riscatto degli ultimi.

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Diego: il ragazzo di strada diventato D10S

Il calciatore migliore del mondo, un difensore dei deboli e amico dei grandi. Un uomo con tutti i suoi errori, ecco perché Maradona resterà per sempre nel mito.

Diego Armando Maradona è stato il più grande giocatore di tutti i tempi? Per molti questa domanda ha una sola risposta. Ma che sia meglio di Pelé, come inneggiavano i tifosi che lo vedevano giocare, poco conta. Maradona è e sarà qualcosa che va molto oltre il campo di gioco. Nessuno come el pibe de oro è riuscito a vivere tante esistenze in una vita così breve. Un percorso rapido e tortuoso che lo ha portato dai quartieri poveri di Buenos Aires a diventare un’icona internazionale.

Una figura che oggi, a un anno dalla morte, non smette di far parlare e suscitare emozioni. Un uomo semplice e complesso, un giocatore dal talento unico e impareggiabile, un personaggio amato, celebrato e odiato. Una triade che è difficile da incasellare e inquadrare, una poliedricità ben rappresentata in questa bella infografica interattiva.

Maradona ha sicuramente travalicato i confini del mondo sportivo, arrivando dove solo pochi arrivano dopo la morte, e dove quasi nessuno arriva in vita: nella sfera del mito.

Diego, l’eroe ammaccato amato dal popolo

Circa un anno fa, il 26 novembre, il quotidiano francese L’Équipe titolava con un impressionante “Dieu Est Mort”. Un titolo che a qualcuno apparve esagerato, ma che incarnava un sentimento condiviso da migliaia di persone in tutto il mondo. E mentre la città di Napoli accoglie le due statue dedicate al Pibe de oro, l’immagine di Maradona continua a ingigantirsi.

È ovunque, dalle edicole votive, ai murales, dal cinema di Paolo Sorrentino, alle statue. L’uomo la cui vita si è inabissata in angoli bui e che ha commesso tantissimi errori, emerge sulla sua tormentata storia. Ammaccato come gli eroi che hanno combattuto, ma scintillante come solo un D10S può essere.

E chi si chiede le ragioni di un’immagine così forte, non trova una sola risposta. Un uomo imperfetto, un personaggio discutibile, un calciatore supremo. Tre aspetti che con le loro mille sfaccettature confluiscono in una vita fatta di alti e bassi, ma sempre vissuta dalla parte dei più deboli.

Impossibile trovare una figura che può suscitare altrettante emozioni, in vita e dopo la morte. A meno che non si pensi a un mix tra un campione sportivo, una rockstar, una guida religiosa e un combattente rivoluzionario.

L’umanità imperfetta di un combattente

C’è una caratteristica che mette insieme l’uomo, il calciatore e il personaggio: la sua umanità. Un eroe imperfetto anche sul campo di gioco, individualista e indisciplinato. Campo su cui però regnava incontrastato e dava tutto se stesso. Sia che si trattasse della finale per lo scudetto, sia di un’amichevole per beneficenza.

Imperfetto come uomo, vittima degli eccessi, delle droghe e dell’alcol. Continuamente alle prese con diatribe su figli non riconosciuti, scandali, tentativi di disintossicazione. Ma sempre generoso, legatissimo alla famiglia, uomo del popolo.

Conduceva con convinzione le sue battaglie, dentro e fuori dal campo. Simbolica su tutte la partita Argentina-Inghilterra, ai quarti di finale dei Mondiali del Messico, il 22 giugno 1986. Sullo sfondo la recente memoria

delle Falkland, che conferiva all’incontro un aspetto politico e un forte desiderio di rivalsa. E infatti non si trattava solo di calcio quando Maradona segnò due volte, prima con la “mano di Dio” e poi saltando da solo tutta la squadra inglese. Il gol più grande e iconico di sempre, regalato all’eternità.

Dalla parte dei più piccoli, insieme ai grandi della terra

Idolo dei bambini poveri delle periferie del mondo, non tarda ad avere un ruolo anche politico e sociale a difesa di molte cause, anche queste spesso controverse. Si scagliava contro i vertici della FIFA, da lui definiti mafiosi, sedeva accanto a Fidel Castro, sosteneva Hugo Chávez. Dicono che abbia anche preso parte a una festa nella Catedral, la prigione di lusso di Pablo Escobar.

Lo abbiamo visto ospite televisivo, in visita nella casa argentina del Grande Fratello, lo abbiamo spiato da lontano alle prese con la difficile disintossicazione. Maradona a Ballando con le stelle, Maradona che abbraccia il Papa commosso. Amato dai grandi del mondo e dai più piccoli, non ha mai smesso di essere il simbolo del riscatto degli ultimi. La storia lo ha già perdonato per il suo essere umano, come si perdona la caduta dell’eroe, che inesorabilmente continua a rialzarsi e combattere.

Maradona resta perché è sempre rimasto il ragazzo di strada che giocava tra le baraccopoli, anche quando è diventato una superstar. E soprattutto non ha mai smesso di essere umano pur trasformandosi in un D10s. Chi lo ha amato e venerato, continuerà a farlo, anche omaggiando le statue che la città ha deciso di dedicargli. Le voci dei detrattori invece, sono destinate a soccombere davanti a ciò che la Storia deciderà di conservare.

Fonti foto:

https://www.fanpage.it/napoli/un-monumento-a-napoli-per-ricordare-maradona/

https://blogs.oglobo.globo.com/bernardo-mello-franco/post/diego-e-fidel.html

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