L’ex azzurro Bellucci giocò con Allegri: “Max conquisterà tutti con le vittorie”

L'ex compagno a Napoli nel ’97: «Allegri ha personalità ed esperienza, fu contestato alla Juve quando prese il posto di Conte poi vinse più di lui»

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Sono passati quasi trent’anni da quella prima volta. L’arrivo da protagonista, una stagione però in salita. «Fu un anno disgraziato» ricorda amaro Claudio Bellucci, ex attaccante del Napoli che nel 1997-1998 divideva lo spogliatoio anche con un giovane Massimiliano Allegri. Lontano dall’allenatore che è oggi, ma già così capace di prendersi la scena. Pur con pochi minuti in campo. Oggi, quasi trent’anni più tardi, proprio Allegri fa il viaggio a ritroso: lascia Milano e ritrova Napoli, ma vuole e deve farlo da protagonista, non come fu in quella annata così strana, con quattro allenatori in panchina e una retrocessione dolorosa.

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Lei e Allegri a Napoli: cosa ricorda?«Che arrivò insieme con Galeone, l’allenatore era già il suo mentore. Max era già affermato, tutti lo conoscevano in campo, forse il meglio della sua carriera era già passato ma la sua personalità e la sua esperienza non riuscirono a essere sempre presenti. Giocò meno di quanto si aspettasse anche per i tanti cambi in panchina».

Si intravedeva, in quegli anni, l’allenatore che sarebbe stato?«Si capiva già quanto fosse attento a determinate cose: il senso tattico, la ricerca del gioco. Aveva le caratteristiche del calciatore bravo, forte, tecnicamente di alto livello. Predire il suo futuro, immaginare di vederlo tra i migliori allenatori di sempre nella storia del nostro calcio, però, sarebbe stato complicato».

 

Quanto di quel Galeone è nell’Allegri allenatore?«Il primo Max in panchina ha tanto del mister. Nei primi anni di Allegri si assomigliavano. Poi c’è la crescita, la naturale evoluzione. Allegri ha allenato grandissime squadre e quando lo fai l’obiettivo cambia».

In che modo?«Se alleni in un top club, la vittoria è l’unico fine che hai. Il risultato è la cosa più importante. Per farlo devi avere grandi allenatori, affidarti anche alle individualità, cosa che Allegri ha poi fatto negli anni. Guardatevi intorno: gli allenatori di altissimo livello italiani sono sempre gli stessi tre o quattro…»

Che giocatore era Allegri?«Sempre disponibile, sempre divertente. Metteva al nostro servizio la sua esperienza. E in campo, quando poteva, guidava i più giovani come me o Goretti, insieme quell’anno. Quando ti dava un consiglio sembrava già un allenatore».

Quale episodio di quella stagione non dimentica?«Dopo qualche partita in panchina, ci fu una discussione con Antonio Juliano, tra i dirigenti più in vista e più rispettati a Napoli. Max non arretrò di un centimetro, facendosi valere. Poi la cosa si chiuse subito ma ancora oggi rivedo quella dialettica in lui: difficilmente puoi metterlo in difficoltà. La personalità è sempre la stessa e gli ha concesso di arrivare dove è arrivato».

La scelta del Napoli come le è sembrata?«Una scelta logica, razionale: oggi allenare il Napoli non è da tutti. La società non è più quella di qualche anno fa, negli ultimi anni non solo le vittorie ma anche l’abitudine all’alta classifica hanno reso il Napoli una big a tutti gli effetti. Il club è al top del calcio italiano e non solo, inevitabilmente dovrà scegliere allenatori sempre più affermati oppure quelli in rampa di lancio più promettenti. E aveva fatto questa scelta anche con Italiano».

Che è il grande escluso…«Conosco Vincenzo, è un bravissimo allenatore, secondo me tra i più bravi che abbiamo in Italia. Allegri, però, è accompagnato da una esperienza più lunga, è un allenatore che non ha praticamente mai sbagliato la stagione in panchina».

Fino a qualche giorno fa.«L’ultimo mese al Milan è stato complicato. Tutti pensavamo fossero comodamente tra le prime quattro. Non sarà stato facile per uno come lui sbagliare proprio all’ultima curva, contro il Cagliari già salvo… Sono venute a mancare le forze fisiche e mentali. Ma chissà che da una difficoltà non possa venirne fuori una bella storia per lui e per il Napoli».

Da Conte a Allegri, ancora una volta come alla Juventus.«E abbiamo visto a Torino che effetto ebbe. Il Napoli avrà tenuto in conto anche questo. Ma ricordo anche che molti tifosi juventini non furono contenti di quel passaggio da uno all’altro. Conte era un idolo della piazza, Max pagava il passato milanista».

E come si convincono i tifosi?«Con i risultati, solo con le vittorie. E anche con il lavoro, ovviamente. Guardate cosa ha fatto Gasperini con la Roma nell’ultimo anno: nessun tifoso giallorosso era convinto della scelta, lo scetticismo poi è andato via».

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