Amarcord – Rubrica di Stefano Iaconis: “Polmone azzurro”

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Massimo era come un polmone verde. Anzi, azzurro. Un mantice che pompava forza. A volte quei polmoni erano due, tre. E quei mantici si moltiplicavano. Sprigionava forza come se i suoi piedi fossero la fucina di Vulcano. Quei mantici alimentavano il fuoco per forgiarla, quella potenza. Poi la immergeva nel freddo del suo coraggio, e la temprava. Sollevandola fiera sul prato verde. Impugnandola ed esibendola. Massimo Crippa era un guerriero. Il fango, la pioggia, il pantano, i suoi elementi. Era una catapulta da assedio sulla quale poggiare i massi che sgretolavano le cittadella avversarie. Si muoveva sul campo come un mastino, ne aveva le fattezze, del mastino da combattimento. Gladiatorio. Non temeva nulla. Assaliva e quando catturava non mollava più la presa. Era uno di quelli che avresti sempre voluto al tuo fianco nel momento della battaglia. Quando ti colpiva era come fosse un muro sul quale si schiantavano le corse di chi si imbatteva in lui. Aveva piede ruvido, un piede tattico, si direbbe nel rugby. Un piede con il quale spezzare la foga avversaria. Ti placcava con lo sguardo prima, con il corpo poi. Perche’ non temeva nulla. Agitava il pugno, con quel suo ciuffo scomposto e sempre ordinato che si muoveva al ritmo del suo traccheggio. Aveva una corsa che non potevi mai confondere. Le sue gambe appena arcuate piantate salde, un frangiflutti nel fiume vorticante della rissa. Crippa era instancabile. L’ ultimo nella resa. Era il Davy Crockett ad Alamo, quello che mulina il fucile davanti alle truppe del generale Sant’ Anna, uno contro dieci, contro venti. Un uomo talpa capace di sradicare, di svellere. Il mediano se uno ne esisteva, un giocatore che faceva della sua umiltà l’arma che annientava. La sua giocata non era mai oltre le righe. Rubava, controllava, accelerava, appoggiava. Maradona si muoveva spesso in coppia con lui. Alessandro ed il suo amico Efestione, sul campo di calcio. Perchè, sapeva, Diego, che stava per arrivare la palla, ogni volta che Crippa ingaggiava un duello con un avversario. Crippa era come un leale scudiero. Vestiva il suo genio con la lancia che squarciava. Con l’armatura che proteggeva. Lo lanciava al galoppo nella lizza. Massimo Crippa. Fatto di muscoli, dedizione e coraggio. E polmoni verdi. Anzi, azzurri.

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Stefano Iaconis

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