Alessandro Perrella (Cardarelli): “Tutta la Catalogna e in particolare Barcellona sono ad alto rischio”

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I dati della Spagna – e in particolare della Catalogna – fanno impressione. Con un monte contagiati di Coronavirus che supera le mille unità al giorno. In un attimo sembra di essere tornati indietro di 3 mesi, quando la chimera del Covid-19 teneva sotto scacco l’Europa e il Mondo intero. Se in Italia la curva dei contagi sembra essersi fortemente rallentata – seppur qualche focolaio continua ad esserci – in Spagna la situazione è sempre più critica. Nelle ultime due settimane il numero di contagiati ha superato i 10mila e si viaggia con una media di circa 1000 al giorno (ieri 1525). Tre sono le regioni più colpire: Paesi Baschi, la zona di Madrid e appunto la Catalogna. È per questo che negli ultimi giorni la paura del Napoli si è trasformata in una vera e propria presa di posizione, con il presidente De Laurentiis che ha fatto presente l’assurdità di dover giocare al Camp Nou la gara di ritorno degli ottavi di Champions con il Barcellona e in programma sabato 8 agosto. Come se non bastasse, aumenta l’allerta del Ministero degli Esteri tedesco nei confronti di tre regioni della Spagna: Aragona, Catalogna e Navarra e lo «sconsiglio» di viaggio diventa ufficiale e con un grado di allarme in più (mentre prima era informale).

L’ANALISI-Giocare a Barcellona, in un momento così delicato, è sconsigliato fortemente anche da Alessandro Perrella, infettivologo del Cardarelli, specialista in aerobiologia, consulente dell’Unità di crisi regionale. «Credo sia normale che se in un momento di recrudescenza mi sposto in quella regione il rischio diventi automaticamente più alto. Peraltro non escludo che la Spagna possa ragionare sull’ipotesi di ripristino di un parziale lockdown per limitare la circolazione». Ovviamente i calciatori finirebbero per vivere 48 ore in una bolla. «Non avrebbero contatti significativi con l’ambiente esterno tra volo, hotel e stadio, a patto che vengano sempre adottate le opportune misure di cautela. Ecco perché in senso assoluto sarebbe più logico giocare altrove, come approccio cautelativo per la salute di calciatori. Poi fino a quando non sarà proclamata la zona rossa non ci sono nemmeno norme comunitarie che impongono la quarantena per chi arriva dall’estero sul territorio spagnolo o italiano». D’altra parte la curva dei contagi in Spagna è sempre più preoccupante. «La fine del lockdown in Spagna è stata meno rigorosa e i criteri che hanno utilizzati sono stati meno stringenti. Noi italiani siamo stati criticati tanto dall’interno, ma osannati dall’esterno. Economicamente ci siamo dati la zappa sui piedi, ma il nostro numero di contagi è più controllato».
LE DIFFICOLTÀ-La Spagna e la Catalogna continuano a mandare messaggi rassicuranti circa la sicurezza nel Paese e sulla totale serenità nel poter ospitare la partita contro il Napoli. Non è stata proclamata la «zona rossa» né tanto meno la necessità di un nuovo lockdown, ma le prime misure restrittive iniziano ad essere adottate dal Governo, come la chiusura delle spiagge e l’obbligo dell’utilizzo della mascherina anche nei locali all’aperto. Su questi punti batte il Napoli che chiede lo spostamento della gara altrove, da Lisbona (dove sono in programma i quarti di finale che inizieranno il 12 agosto) alla Germania (dove invece si giocheranno le gare di Europa League) o addirittura la Svizzera, individuata come ulteriore opzione di campo neutro. La paura, supportata dai dati preoccupanti che arrivano quotidianamente dalla Spagna è quella di esporre gli azzurri ad un rischio troppo elevato di contagio. Questo perché la squadra arriverà nella giornata di venerdì a Barcellona, con allenatore e un giocatore dovrà partecipare alla conferenza stampa della vigilia, trascorrerà la notte in un hotel del centro cittadino, e poi si trasferirà allo stadio nel tardo pomeriggio di sabato per la gara. Il rientro è previsto in ogni caso per sabato notte: direzione Lisbona in caso di qualificazione, direzione Napoli nel caso contrario. Fonte: Il Mattino

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