Il Napoli del futuro è a trazione europea

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Ma quando poi finirà, tra sette partite, si potrà ripensare, forse, a quei giorni cupi in cui il Napoli s’era perduto e pareva non ritrovarsi: ma adesso che si gioca, e almeno si può provare a recuperare l’allegria smarrita, ciò ch’emerge dall’afa, da quegli stadi vuoti e riempiti di bagliori, è la conferma sulla forza di una squadra riemersa dai propri tormenti, e divenuta se stessa, elegante e fascinosa, maestosa ed esagerata. Il Genoa, ormai ben dentro a un incubo che si chiama serie B, ha osservato, subito, sofferto e quando ha blandamente reagito e ha sperato di avercela fatta a mettere il naso fuori dal tunnel, ha dovuto ricominciare a disperarsi, senz’aria e senza un orizzonte, negatogli da un accerchiamento continuo e letale, dallo sfarzo irraggiungibile espresso da Mertens e Lozano e però anche da quel bambino, Elmas, che incanta. Ora è il Napoli di Gattuso, e assume espressioni del passato negli spostamenti, nel giro palla, nella sfacciataggine di andare a prendersi il pallone per non lasciarlo più, com’è successo già con la Roma, come sembra imponga a se stesso una squadra ricca di talento e di materia grigia, che commette un solo – e però non piccolo – peccato: sprecare troppo, che sa sempre di immorale. Fonte: CdS

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