Hamsik dalla Cina: «Con un grande sprint si può ancora centrare l’obiettivo»

Hamsik è convinto che il Napoli possa rientrare  in zona Champions  

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Marechiaro Hamsik:«Io spero che la serie A riparta, così il Napoli si riprende la Champions».  Marek è un inguaribile ottimista che non ha dimenticato niente del suo passato e resta sistematicamente in contatto con quel macro-universo che ancora gli appartiene: domenica 24 maggio, per il settantunesimo compleanno di Aurelio De Laurentiis, ha inforcato lo smartphone e ha deciso di inviare al «suo» presidente, i suoi personalissimi auguri, arricchiti dalla percezione che attraverso il calcio ci sia poi una ulteriore sorgente di felicità dalla quale abbeverarsi. «Io ci credo ancora». Non è poi così semplice, ma chi sta comunque «dentro» al Napoli – e ne conosce i pregi tecnici e gli umanissimi difetti – «avverte» sensazioni che possono sfuggire agli occhi distratti di un uomo qualunque: però la classifica, impietosamente, per il momento, ricorda che l’Atalanta ha nove punti di vantaggio (e una partita da recuperare) e che poi, davanti agli scugnizzi dei quali Hamsik è rimasto amico carissimo, c’è pur sempre la Roma, a distanza di fatto ragguardevole.

LO SLOGAN. E quindi, dalla Cina con passione, la spruzzata di fiducia nell’orizzonte l’ha lasciata il «capitano» e per il momento principe del gol, con Mertens, che continua a ritenere quell’«impresa» complicata nelle corde di una squadra che è praticamente eguale, tranne rarissimi casi, al Napoli lasciato nel gennaio del 2019, per la «modica» cifra di venti milioni di euro ed un triennale tutto per sé da ventisette milioni di euro. Le variabili sono tante, in queste dodici partite che restano e che sembrano ormai sul punto di essere confezionate ad uso e consumo delle emozioni di un Paese che vuole riabbracciare la normalità: e però, per costruire qualcosa che saprebbe di «evento straordinario», il Napoli dovrà attingere da sé l’energia per riempire le sue prossime dodici fatiche, ricche anche di scontri diretti, di insidie sparse qua e là, in un percorso accidentato che comincia con un handicap di nove punti. Ma Hamsik non chiude nessuna frontiera, semmai le spalanca, e lascia che restino sospese nell’aria le difficoltà che si possono scorgere rileggendo le avversarie da affrontare (subito il Verona e la Spal, poi a seguire e una dietro l’altra l’Atalanta a Bergamo e la Roma al san Paolo, e avanti così, sussurrandole: il Genoa a Marassi, il Milan a Fuorigrotta, la trasferta di Bologna, l’impegno al san Paolo con l’Udinese, il viaggio a Parma, la visita del Sassuolo e la conclusione in perfetto stile «giallo» a Milano con l’Inter. Sono dettagli di un’esistenza, a cui Hamsik concede le legittima aspirazione di chi sente il richiamo della pelle – dell’anima – e lo sfrutta per dare un senso a ciò che resta di una stagione nella quale (in calendario) poi finiranno anche il ritorno del Camp Nou e quello della semifinale di Coppa Italia, ma stavolta nel deserto di casa propria, con l’Inter. Più che un bar dello sport, sembra quello delle grandi speranze: e finché c’è vita, ce n’è almeno una, che dall’Oriente probabilmente si riesce a scorgere.

Antonio Giordano (CdS)

 

 

 

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